UN SOLO PRINCIPIO ATTIVO A CARICO DEL SSN FRA TANTI CON EFFETTI ANALOGHI, PERPLESSITA' SU PROPOSTA GOVERNO

06 Novembre 2019

Ogni anno la storia si ripete: si profila ancora una volta l’inserimento nella Finanziaria 2020 della norma che consente alle regioni di mettere a gara più principi attivi equivalenti per curare una stessa patologia. A parità di efficacia terapeutica, il servizio sanitario pagherebbe il prodotto meno costoso a base del principio attivo di minor costo nell’ambito della stessa classe di medicinali. Una norma temuta dall’industria farmaceutica e che non piace molto ai medici. Massimo Scaccabarozzi presidente Farmindustria alla recente presentazione di un’indagine sui terzisti nell’imprenditoria italiana ha spiegato che chi dice “voglio un solo farmaco e gli altri fuori”, scegliendo tra più principi attivi all’interno di una categoria terapeutica dimentica che già oggi tra i prodotti a base di uno stesso principio attivo lo stato spunta nelle gare il prezzo più basso. Pagando il medicinale a minor prezzo tra quelli a base di più principi attivi consentirebbe alle casse del paese di risparmiare poco ma taglierebbe dei principi attivi mettendone in difficoltà i produttori, «e l’industria farmaceutica non ha tanti clienti come la moda», ma – in fascia A – uno solo, il servizio sanitario. Insomma, il danno sarebbe maggiore del beneficio tratto. Per contro, se è vero che lo stato paga il farmaco a prezzo più basso tra i prodotti equivalenti per uno stesso principio attivo, regioni e aziende sanitarie sostengono che ci siano ulteriori margini di risparmio ed argomentano che la vera concorrenza i produttori non se la fanno al momento delle gare con lo stato ma a colpi di sconti ai farmacisti territoriali. Oggi gli italiani spendono in ogni caso per la differenza tra equivalente e branded un miliardo di euro di tasca propria. Se arrivassero le nuove misure, è intuibile che spenderanno ancora di più. Sempre secondo le stesse fonti, la messa a gara di principi attivi diversi, oltre a far risparmiare allo stato tra i 3 e i 4 miliardi di euro (il doppio dell’aumento previsto per il 2020 sul Fondo sanitario), non lederebbe la concorrenza ma anzi ne rispetterebbe i criteri in pieno, mentre avrebbero vita più dura prodotti fabbricati in paesi lontani e con processi di lavorazione su cui è difficile un controllo, ma che oggi – dati i costi bassi – si fanno preferire talora nelle gare pubbliche indette dalle centrali d’acquisto di Asl e regioni.

 

Dal 2016 l’Agenzia del Farmaco ha provato ad introdurre norme che mettano a gara principi attivi differenti, ma le determinazioni in materia hanno fin qui avuto dei problemi. Nel 2016 la numero 458 slittò per due volte di 90 giorni e fu ritirata a fine anno: consentiva alle regioni di mettere a gara in acquisti centralizzati principi diversi della stessa categoria terapeutica per le forniture ospedaliere o in distribuzione diretta e per conto. Nel 2018 la determinazione 818 ha reiterato a beneficio delle Regioni i contenuti della 458: i farmaci confrontati devono essere in commercio da almeno 12 mesi, appartenere alla stessa classificazione ATC, ne va provata la stessa efficacia rispetto agli altri della stessa classe e devono esservi indicazioni terapeutiche sovrapponibili. Ma serve un parere preventivo Aifa “nazionale”. In una recente audizione parlamentare il ministro della Salute Roberto Speranza ha preannunciato che nell’ambito del programma del governo di salvaguardia del Servizio sanitario le nuove gare sono un passaggio importante: si faranno. Esse troverebbero tuttavia perplessi pure i medici, a partire da quelli di famiglia. Già in estate ha messo le mani avanti Fiorenzo Corti vicesegretario del sindacato Fimmg, facendo l’esempio dei farmaci per  la pressione dove non solo diversi principi attivi ma diverse categorie terapeutiche a base di quei principi ottengono tutte l’effetto di abbassare i livelli pressori: «Che ACE inibitori, diuretici, sartani, betabloccanti e calcioantagonisti curino tutti l’ipertensione non significa che abbiano identici meccanismi d’azione ed effetti tali da renderli intercambiabili tra loro per ragioni di costo. A tutela dei nostri pazienti, saremo molto vigili su fatti e messaggi che passano».

 

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