TUMORI IN LIEVE CALO GRAZIE AGLI SCREENING MIRATI MA NON AI CHECK-UP ALLA "CIECA"

15 Ottobre 2019

Due buone notizie e una cattiva sui tumori. Le diagnosi sarebbero in lieve diminuzione in Italia e cresce la sopravvivenza. Tuttavia, la letteratura smentisce l’idea secondo cui i check up scoprano il tumore in tempo e si muoia di meno. Se la mortalità diminuisce, è “grazie ai programmi di prevenzione e al miglioramento delle terapie” come ha spiegato la presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica Aiom Stefania Gori presentando al ministero della Salute l’indagine “i numeri del cancro in Italia 2019”. La nona edizione a cura di Aiom, Fondazione Aiom, Airtum, Passi e Passi d’Argento, Siapec-Iap riporta stime secondo cui le diagnosi sarebbero in calo per il 2019 di 2 mila unità, da 373 mila di un anno fa a 371mila (196mila uomini e 175mila donne). E' la prima volta che si registrano meno nuovi tumori sia tra i maschi sia tra le femmine: gli screening hanno passato una fase iniziale in cui si scoprivano più malati a tutti gli stadi o sta proprio diminuendo l’incidenza di tumori, in questo caso del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata?

Si consolida poi la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54 degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Un paziente su quattro – quasi un milione di persone – è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. La sopravvivenza a 5 anni più diffusa si registra, sia per gli uomini sia per le donne, in Emilia-Romagna e Toscana oltre che per gli uomini in Val d’Aosta. Non necessariamente, ha inoltre spiegato Gori, l’incremento dei casi scoperti è una notizia negativa, Infatti «grazie all'estensione dei programmi di screening e della popolazione target (da 50-69 anni a 45-74 anni) vengono individuati in fase iniziale e con alte probabilità di guarigione molti tumori che altrimenti sarebbero stati scoperti in stadio avanzato».

 

L’incidenza scende da Nord a Sud come conferma Massimo Rugge, Presidente Associazione Italiana Registri Tumori Airtum. Nel maschio, il tasso è più basso al Centro (–4%, rispetto al Nord) e ancor più al Sud (–14%); stesso andamento nel genere femminile (–5% nell'Italia centrale e –17% a Sud-Isole, rispetto al Nord). È verosimile attribuire tale situazione a fattori 'protettivi' come abitudini alimentari, vita riproduttiva, minore esposizione a inquinanti. Nel Meridione, però, sono minori i benefici effetti della diagnosi precoce, in termini di riduzione di incidenza e mortalità, per via della minore adesione agli screening. Anche il fatto che tra le donne sia più alta la sopravvivenza per tutti i tumori si deve alla diversa diffusione di screening su mammella e utero e alla maggior adesione. Per dirla con il presidente della Fondazione Aiom Fabrizio Nicolis, «il cancro è la patologia cronica potenzialmente più prevenibile dalla programmazione e, oggi, anche più curabile». Ma non è il check up periodico “generico” a scoprire il tumore e a batterlo; anzi può peggiorare la salute della popolazione inducendo sovra-diagnosi e sovra-trattamento: lo afferma la Fondazione Gimbe riportando una revisione Cochrane pubblicata dal Centre for Evidence-Based Medicine di Oxford sul British Medical Journal. Relativi a oltre 250 mila partecipanti, i dati rivelano che i pacchetti diagnostici non riducono la mortalità totale né per tumori né per ictus e infarto. «Sul web tanti siti propongono test – afferma Nino Cartabellotta, Presidente Gimbe –come insostituibile strumento di prevenzione e diagnosi precoce». Ma in realtà pacchetti di esami come elettrocardiogramma, radiografia del torace, eco addome e test di laboratorio come emocromo, esame delle urine, glicemia, funzionalità renale, epatica, tiroidea, profilo lipidico non identificano tutte le malattie. Semmai – spiega Cartabellotta – portano ad etichettare come malate persone il cui stadio è precoce, molto lieve e/o non evolutivo, generando ulteriori approfondimenti e trattamenti non necessari con possibili effetti avversi anche gravi, oltre che costi a carico di un Ssn che meglio potrebbe investire in strategie di prevenzione primaria più efficaci e costo-efficaci».

 

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