STRESS IN CORSIA, I MEDICI OSPEDALIERI LASCIANO IL POSTO FISSO PER LA CONVENZIONE

25 Settembre 2019

Ha fatto scalpore su un grande quotidiano nazionale il caso di Adriana Tartufari anestesista che a 43 anni dopo 21 giorni di lavoro consecutivi d’estate ha deciso di lasciare l’ospedale, di fruire di un anno sabbatico, di iscriversi al test di medicina generale e di qui al triennio per diventare medico di famiglia. Ma non è la sola. Negli ultimi corsi di medicina generale si stanno iscrivendo medici ospedalieri rodati, con carriera ventennale alle spalle o vicini al pensionamento. In Lombardia, nelle tre classi del corso triennale per diventare medico di famiglia, la presenza di questi medici aumenta a vista d’occhio. «Numeri precisi non ne ho perché non si chiede all’allievo del corso da dove viene, non c’è un censimento ufficiale, una sorta di “screening”. Ma le esperienze affiorano strada facendo, parlandosi tra colleghi», dice il responsabile del corso triennale lombardo Vito Pappalepore. Se ci spostiamo in Veneto, dove la Regione denuncia carenze in ospedale per un totale di 1300 medici, soprattutto nell’emergenza-urgenza, il trend non cambia: all’esodo “da pensione”, nelle corsie, si accompagnano sia quello verso il privato sia quello verso la convenzione dei medici specialisti.

 

Prendere quest'ultima non è difficile, quando vengono bandite delle ore di specialistica in una determinata branca sul territorio al bando possono partecipare titolari d’incarico, specialisti inseriti in graduatoria provinciale e in subordine i dirigenti del Servizio sanitario, nell’ordine di priorità con cui sono stati elencati; i dipendenti ospedalieri e di Asl dovranno convertire il rapporto di lavoro nella convenzione degli specialisti Asl. Qualcuno prende la convenzione di medico di famiglia, ancor più marcatamente “libero professionale” (si viene pagati per assistito in carico e non ad ore) e in molti casi non deve nemmeno frequentare il corso triennale. «Alcuni colleghi sono laureati nel 1994- spiega Giovanni Leoni presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia al cronista di Doctor 33– significa che possono entrare nelle graduatorie di medicina generale; pur avendo un punteggio basso in quanto non vantano sostituzioni né in assistenza primaria né in continuità assistenziale, possono essere scelti dopo che l’Asl scorrendo gli elenchi è arrivata in fondo». E da una parte vanno a vivere meglio, raggiungendo rapidamente il massimale di 1500 scelte, dall’altra lasciano reparti dove è sempre più difficile reggere turni, responsabilità, specie quelli operativi sulle 24 ore. Leoni ha spiegato come solo nell’ambito delle sue conoscenze e della provincia di Venezia negli ultimi mesi quattro suoi colleghi over 50, tre di pronto soccorso e un internista, sono passati alla medicina del territorio e sono contenti della scelta fatta, il lavoro da medici di famiglia o da specialisti ambulatoriali lo considerano sostenibile. Del resto, come vanno spiegando gli interessati, 20-30 anni di esperienza clinica compensano in gran parte la differente preparazione.

 

Da Milano la dottoressa Tartufari racconta che in reparto quasi tutti hanno appoggiato la sua scelta. «Col nuovo lavoro spero di recuperare il rapporto medico-paziente che mi mancava in corsia e di ritrovare la passione, oltre a ritmi più regolari». Racconta che due colleghe hanno fatto la sua stessa scelta. Ma il caso del Nord Italia non è il solo. Anche in Inghilterra specializzandi ospedalieri decidono di lasciare la dipendenza dagli ospedali del Servizio sanitario per la medicina generale. Elizabeth Meredith, ex-specializzanda in reumatologia veniva da una famiglia di medici di famiglia e si era ripromessa di non imitare i genitori. Certo, le sembrava un peccato non utilizzare in corsia tutta l'ampia base di conoscenze assorbita. Quando il primario le ha fatto capire che dopo reumatologia si sarebbe dovuta sub-specializzare ha pensato al rischio di perdere ulteriore duttilità. Infine, ha trovato l'ambiente ospedaliero disumanizzante verso i pazienti, posti fuori dal contesto della loro vita reale. Ora è contenta di lavorare tra la gente e del suo nuovo team.

 

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