SPARIZIONE DEI MEDICI SS? COLPA ANCHE DELL'ITALIA: BUTTA VIA I TALENTI PROPRI ED ESTERI

03 Maggio 2019

Trentottomila medici da non perdere. Sono i prodotti del “vivaio” universitario nazionale, italiani e stranieri: 10 mila laureati in medicina italiani rimasti fuori dalle scuole di specializzazione post-laurea e dal triennio di medicina generale; di altri 9 mila che, scartati al test d’ammissione a Medicina, sono stati riammessi dai Tar, si laureeranno a partire dal 2021 e “sgomiteranno” per avere il loro posto nelle specialità; e di 19 mila medici stranieri, circa un 70% specialisti. Il Servizio sanitario non può fare a meno di nessuno di loro: tra medici ospedalieri e di famiglia entro il 2025 ne mancheranno 60 mila per via degli esodi di una popolazione già vicina all’età della pensione, che potrebbe profittare – se si tratta di dipendenti di ospedali – dell’esodo anticipato concesso con “Quota 100”. Specialità-chiave saranno sguarnite: chirurgia, anestesia, ginecologia, ortopedia e pediatria; quelle dove maggiori sono i rischi di denuncia per malpractice e i problemi, anche economici, derivanti dalla necessità di assicurarsi la responsabilità civile. Ecco perché i 38 mila servono. Se sono 38 mila: già sui 10 mila rimasti fuori dalle borse, l’Associazione Liberi Specializzandi –calcolate le presenze ai test d’ammissione ai corsi post-laurea- afferma che in realtà siano 7 mila, gli altri sono già andati via. Del resto, gli stipendi esteri sono allettanti e i dati Ocse non consolano: tra il 2002 e il 2017 sono usciti 500 mila laureati, un terzo non è tornato indietro, tra questi medici e infermieri. Ma la fuga c’è pure tra i medici stranieri, come sottolinea Foad Aodi, presidente di Amsi, la loro associazione. Tra blocco dei contratti, impossibilità di lavorare negli ospedali pubblici, dove serve la cittadinanza italiana, e trattamenti inferiori a quelli esteri, è aumentato del 20% il numero dei medici stranieri – specie i più giovani, molti dei Paesi Arabi – intenzionati a tornare a casa, ed è aumentata del 35% la percentuale di chi, pur laureato in Italia, eserciterebbe all’estero. In un recente incontro, Aodi - che è anche consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma -ha proposto al sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi di aprire i concorsi per i ruoli del SSN ai medici stranieri operanti da 5 anni in Italia se muniti di diploma di specialità, fin qui costretti a operare nel privato: ove superassero i concorsi (che di questi tempi purtroppo vanno deserti per mancanza di “vocazioni”) verrebbero assunti ma con l’impegno a fidelizzarsi e a chiedere di diventare cittadini italiani; lo Stato italiano potrebbe abbreviare le pratiche e i tempi per ottenere la cittadinanza. Ma se Sparta piange Atene non ride.

Gli allettanti stipendi proposti in Italia da ospedali e “reclutatori” inglesi e tedeschi sono il segno di un declino demografico e di vocazioni inesorabile per tutto il Vecchio continente. Dove entro i prossimi 10 anni la forza lavoro diminuirà di 17,5 milioni di unità. Già nel 2020 nell’Unione europea mancherà un milione tra dottori, infermieri, dentisti, ostetriche e farmacisti, tanti quanti oggi ne impiega il Servizio sanitario nazionale in Italia. I dati, dall’indagine “L'Europa dei talenti: migrazioni qualificate dentro e fuori l'Unione europea” di Centro Studi e Ricerche Idos e Istituto di Studi Politici San Pio V, rivelano anche che l’immigrazione qualificata per uno stato comunitario può portare fino a 6 miliardi di euro di prodotto lordo in più. Per meglio impiegare le eccellenze extracomunitarie l’Ue ha varato nel 2012 la Carta blu, che permette di fruire dello stesso trattamento dei lavoratori cittadini dello stato membro a determinate condizioni (per i medici, un lavoro preciso e titolo dimostrabile ed equiparato). Tra il 2012 e il 2017 però di carte blu ne sono state rilasciate poco più di 90mila. In crescita ma ancora irrisorio il dato Ue 2017, 27 mila, di cui l’84% in Germania, solo 300 le carte rilasciate in Italia.

 

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