CRONICI, PANDEMIE, TUMORI, VIAGGI DELLA SPERANZA: LE SFIDE PER L’EUROPA ALLE URNE

28 Maggio 2019

Guerra continentale alle resistenze batteriche, accesso ai trattamenti per tutti i tumori- anche i più rari, libera circolazione dei pazienti in cerca di cure, più potere al medico di famiglia nella lotta alle cronicità. Sono le quattro richieste più pressanti giunte ai 27 stati membri dell’Unione Europea, il cui parlamento si è rinnovato nei giorni scorsi con le elezioni. La domanda forse più “spettacolare” è giunta dagli studenti di medicina dei paesi europei, 300 mila cui vanno idealmente sommati altri 1,2 milioni riuniti nell’International Federation of Medical Student Associations (IFMSA). Sostenuta dagli studenti italiani di SISM Segretariato Italiano studenti Medicina) e portoghesi, pone l’accento sull'impennata delle infezioni ospedaliere. Che se nel 2003 avevano causato 18668 morti nel 2016 in Italia ne hanno provocati 49301 (dal rapporto OsservaSalute) suscitando l’allarme dell’Ordine dei Medici di Roma e soprattutto delle associazioni nazionali dei laureandi in medicina. La nostra SISM pone questo problema per primo in un ranking di nove tra i quali rientrano le cronicità, l’accessibilità delle cure, i diritti dei migranti, il rispetto dell’ambiente, le politiche per i giovani. Intanto, l’European Cancer Patient Coalition (ECPC), voce dei pazienti malati di cancro nel continente, e la federazione italiana Favo in rappresentanza di 500 organizzazioni e 3,3 milioni di persone colpite dal cancro in Italia (6% della popolazione), hanno invitato i candidati a sottoscrivere un Manifesto –prima firmataria Emma Bonino – che individua 5 obiettivi: consentire un accesso tempestivo e sicuro ai trattamenti chirurgici e radioterapici; rafforzare la collaborazione transfrontaliera per facilitare l’accesso ai malati di Tumori Rari ai trattamenti terapeutici più appropriati ; armonizzare i prezzi dei farmaci, attraverso l’Health Technology Assessment e gli scambi informativi tra stati membri e loro agenzie nazionali; garantire ai caregiver l’accesso alle tutele sociali e ai benefici previsti; promuovere i programmi per le persone guarite nell'assistenza oncologica. I medici chiedono invece all’Unione Europea di semplificare le cure ai pazienti che emigrano in cerca di un intervento chirurgico di qualità o che vorrebbero effettuare in tempi più brevi di quelli consentiti dal Servizio sanitario nazionale. 

 

Uno dei problemi sollevati dalle nostre rappresentanze in Europa è che sui temi di sanità è molto difficile unire i 27 paesi, esattamente come sui temi fiscali, il trattato di Roma e i successivi prevedono maggiore autonomia per gli stati membri. Ma l’Europarlamento può incidere sulla corretta applicazione della direttiva transfrontalieri 2011/24, oggi ingessata da una normativa che sfavorisce i paesi dove produrre prestazioni sanitarie costa di più, come spiega Enrico Reginato, past president della Federazione Europea Medici Specialisti. «La prestazione offerta in uno stato Ue a un cittadino comunitario di altro stato è remunerata al tariffario del paese di provenienza del paziente. Se un cittadino di un paese dove il Drg è a basso costo si opera in un paese hi-tech, chi lo opera può essere rimborsato anche con un valore più basso del costo che ha sostenuto». Rimedi? Calcolare la tariffa rimborsando il costo marginale sopportato, così da contenere i disagi economici al paese ospitante. «Si potrebbe fare di più con la nuova legislatura», dice Reginato a Doctor 33. Infine, le norme per i medici. La più desiderata è la trasformazione della medicina generale in specialità. La sostiene il sindacato europeo dei medici di famiglia, l’Uemo, il cui presidente fino a un anno fa è stato l’italiano Aldo Lupo. L’assenza di una simile norma avvantaggia i medici di famiglia di paesi come la Romania, considerati specialisti ma competitivi come pretese economiche, nel trovare lavoro in giro per l’Europa. Ma per cambiare bisognerà che la Commissione Ue da Bruxelles vari una direttiva ad hoc da applicare negli stati membri.

 

 

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