SANITÀ I NUMERI DELLA CRISI: SEI MILIONI ESCUSI DA ACCERTAMENTI, UNO SU DIECI NON PUÒ CURARSI

28 Novembre 2018

Nove o undici milioni gli italiani senza sanità? Forse sono meno, sei milioni, ma la cosa non può consolare. Il presidente Istat Maurizio Franzini in audizione alla Camera sulla Manovra ha spiegato che oltre 4 milioni di connazionali rinunciano ad accertamenti specialistici o visite per motivi economici e altri 2 milioni rinunciano per problemi di liste di attesa. A rassegnarsi di più non sono i più anziani, ma la fascia adulta vicina all’età pensionabile dove si trovano “poveri di ritorno”, tra i 45 e 64 anni. Circa un sesto di chi non accede alle prestazioni del servizio sanitario nazionale non ha accesso a medicine fondamentali: questo secondo elemento è messo a fuoco dal Banco Farmaceutico che nel rapporto “Donare per curare” presentato all’Agenzia del Farmaco nei giorni scorsi censisce in 539 mila i residenti in Italia che nel 2017 non hanno potuto accedere a cure e farmaci di cui avevano bisogno. E qui il dato è in netto peggioramento. Rispetto al 2013 il bisogno di farmaci cresce del 22% e in particolare cresce la richiesta di farmaci per il sistema nervoso (32%), seguita da quelli per l’apparato muscolo-scheletrico (16%). L’edizione 2017 del Rapporto dell’Aifa sull’uso dei farmaci in Italia, infine, conferma come in un contesto di crescita delle malattie croniche, in cui è aumentato del 21,5% il valore dei farmaci acquistati direttamente dal servizio sanitario nazionale e distribuiti “per conto” in farmacia, è cresciuta del 10,4% pure la spesa per medicinali di automedicazione e del 7,8% quella di fascia C dove il costo è sostenuto direttamente dal cittadino. Gli italiani, oltre alla spesa per ticket regionali e alla differenza tra il prezzo del medicinale “branded” e l’equivalente cui corrisponde il prezzo di riferimento, hanno pagato il 2,8% in più di un anno prima pure la spesa per i medicinali di fascia A acquistati privatamente. Sono al centro-Sud le regioni con la quantità più alta di consumi: la spesa lorda pro-capite più alta è stata registrata in Campania (204,09 euro a testa), seguita da Puglia e Abruzzo mentre si è speso meno in Provincia di Bolzano (123,30 euro a testa). Ma soprattutto la Campania è seconda per spesa privata pro capite con 136 euro annui, più della media italiana (119 euro) e del Nord-Italia, preceduta solo dall’”anziana” Liguria con 163 euro annui. 

“Urge che in Legge di Bilancio si preveda l’abrogazione del superticket, è un segnale che da tempo i cittadini si aspettano su cui però non vi è ancora traccia; chiediamo al Ministro di trovare le risorse necessarie”, afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato in relazione al rapporto Istat. In particolare, per Aceti i 4,5 miliardi di aumenti sul Fondo sanitario nazionale previsti per gli anni 2019-2021 in Finanziaria vanno destinati non solo ad abrogare i 10 euro in più di costo dell’esame o della visita medica, ma anche ad attuare entro il 2019 i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, a rivedere la normativa sui ticket, garantendo la partecipazione delle associazioni di cittadini e pazienti, ad attivare il piano cronicità, a realizzare standard uniformi per gli ospedali, ad assumere personale, a ripartire il Fondo sanitario nazionale tra regioni in modo “più equo”. Sul rapporto del Banco Farmaceutico, Sergio Daniotti, presidente Fondazione Banco Farmaceutico onlus, sottolinea che la povertà difficilmente diminuirà nei prossimi anni e «le aziende farmaceutiche dovrebbero iniziare a contemplare la donazione non più come un’eccezione, ma come parte del proprio modello di sviluppo imprenditoriale destinato al bene di tutta la comunità».

Fonti:

Nella presa in carico del paziente dimesso dall’ospedale e in via di guarigione, una mano potrebbe darla in parte forse anche il medico di famiglia. La piattaforma per dialogare si chiama “piano terapeutico”, quello che gli specialisti rilasciano ai pazienti gestiti a casa accanto alla prescrizione di farmaci antineoplastici, ormoni, immunostimolanti e che i medici convenzionati applicano. Come ha spiegato la dottoressa Gabriella Levato di Fimmg a un recente incontro promosso dalla Regione Lombardia sui farmaci biosimilari, «il paziente arriva da noi al momento in cui è massima la sua attenzione sul farmaco di cui ha il Piano Terapeutico, e ci fa domande precise. In certi casi gli appuntamenti con la struttura pubblica sono presi in date successive alla scadenza delle terapie. Allora che si fa?» Chi e come prende in mano la situazione? Il tema è scottante, specie se lo specialista e la struttura oncologica di riferimento si trovano a grande distanza. Ma in prospettiva per l’oncologo c’è un alleato con cui fronteggiarlo.

 

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