SANITA' DIGITALE, LE INDICAZIONI OMS ALLE NAZIONI PER NON SPRECARE LE CHANCE OFFERTE DALLE NUOVE TECNOLOGIE

14 Maggio 2019

L’obiettivo è rendere più accessibili le cure e i servizi collegati alla sanità, anche quelli anagrafici, togliendo passaggi burocratici. I destinatari sono tutti gli abitanti del pianeta e in particolare le fasce più svantaggiate. Nasce così la linea guida sulla sanità digitale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un documento che contiene dieci raccomandazioni, sulla cui base gli stati membri potranno indirizzare le loro politiche digitali rivolte a potenziare i sistemi sanitari. «Sfruttare la potenza delle tecnologie digitali è essenziale per ottenere una copertura sanitaria universale», ricorda il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolineando come alla 71ma assemblea mondiale di questa istituzione “filiata” da Onu proprio i 194 stati aderenti abbiano chiesto una strategia per rendere coerenti iniziative in un campo complesso, dove le tecnologie evolvono rapidamente e l’entusiasmo a volte eccessivo ha creato spesso implementazioni dalla vita breve e vari linguaggi informatici incomprensibili tra loro. Un paziente ha bisogno invece di tecnologie efficaci e usate con proprietà, e di far viaggiare più rapidamente informazioni, nel rispetto della riservatezza dei suoi dati. L’Oms su questa linea ha sottolineato la centralità della mobile health (m-health) nell’ambito dell’e-health e ha elaborato dieci raccomandazioni per coprire altrettanti campi ritenuti essenziali per il paziente 2.0. Le prime sei sono ritenute universalmente efficaci e in grado di fornire un’assistenza continua a patto che i sistemi sanitari che li adottano sappiano offrire risposte esaurienti, digitali e di sostanza, con personale e risorse dedicate. Delle altre, di due l’impatto è da “testare” perché riguardano indirettamente il paziente, e di altre due –legate alla digitalizzazione dei dati personali– è prevedibilmente positivo anche se di fatto siamo agli albòri.

La prima raccomandazione riguarda la notifica delle nascite da dispositivi mobili: i sanitari vanno messi in condizione di segnalare eventuali problemi del nuovo nato o della neomamma, e riferire i dati burocratici alle Anagrafi e ai datori di lavoro. Obiettivi analoghi per la raccomandazione 2 sulle comunicazioni di decesso e le relative certificazioni. La raccomandazione 3 è al servizio degli erogatori di beni e servizi sanitari e riguarda la necessità di creare flussi trasparenti di notifica degli approvvigionamenti alle autorità. Quarta e quinta raccomandazione riguardano la telemedicina rispettivamente tra paziente monitorato a casa o in luogo di cura e sanitario e tra sanitari (o tra strutture sanitarie). Nel primo caso – client to provider – si raccomanda di scommettere su visite, diagnosi online e trasmissione di dati registrati presso il paziente, a distanza; nel secondo caso – provider to provider– si chiede di favorire consultazioni tra medici per una second opinion o per prendere in carico fasi successive di una patologia. La sesta raccomandazione è ad attivare una comunicazione mirata ai cittadini o gruppi particolari, via mobile, relativa ad allerte od allarmi sanitari ma anche alla trasmissione di esiti diagnostici e alla conoscenza della posizione assistenziale individuale, ad esempio in relazione a certi diritti, come gravidanza e maternità: questo punto in particolare comporta la necessità di tutelare la riservatezza delle categorie coinvolte. Minore evidenza di efficacia nell’impatto sul paziente è attribuita alla raccomandazione 7 che invita a usare i dispositivi mobili per consultazioni a distanza tra medici o tra professionisti sanitari diversi nell’ambito del clinical decision making, e alla 10 che tratta di formazione a distanza degli operatori sanitari. Le raccomandazioni 8 e 9 riguardano rispettivamente la registrazione digitale di dati dei pazienti, rivolta soprattutto a favorire programmi di cura protratti nel tempo, e l’integrazione di questi dati con i programmi di decision making, specie su fasce particolari di popolazione come cronici e migranti. L’Oms ricorda in una nota che gli interventi digitali con impatto positivo sono già una realtà collaudata, ad esempio l’invio di promemoria alle donne per i controlli prenatali in gravidanza e per le vaccinazioni dei bambini. Ma gli esperti di digitale dell’Organizzazione come Garrett Mehl aggiungono che «il successo di interventi di sanità digitale dipende fortemente dal contesto in cui si applica e da come sono costruiti. Vanno pesate le problematiche strutturali dei contesti, la presenza di infrastrutture, i bisogni di salute cui tali interventi sono indirizzati, e la facilità d'uso della tecnologia stessa».
 

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