ONLINE TUTTE LE RICETTE, PROPOSTA DEI FARMACISTI PER ARGINARE LE RESISTENZE BATTERICHE

10 Dicembre 2019

Ricetta elettronica per tutte le prescrizioni, mediche e veterinarie, ripetibili e non. Lo chiede Fabio Romiti, vice presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti dopo la pubblicazione dei dati sulle resistenze agli antibiotici. «Oggi qualsiasi medicinale può essere tracciato– spiega il rappresentante del movimento che si batte per togliere i vincoli all’apertura delle farmacie– basta leggere i dati che produttori, distributori intermedi e finali conservano e mettono a disposizione. Con la ricetta digitale per tutte le prescrizioni si potrebbero seguire con precisione tutti i farmaci nel loro percorso finale eliminando alla fonte il "fai da te" e la consegna di antibiotici senza la prescrizione del medico». 

 

Un intervento di “rottura” in effetti servirebbe: dei 33mila decessi annuali in Europa per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10mila sono in Italia. Tra gli otto germi sotto sorveglianza – Stafilococchi aurei, streptococchi pneumoniae, enterococchi faecalis e faecium, escherichia coli, klebsiella, pseudomonas, acinetobacter– le percentuali di resistenza in Italia nel 2018 sono state costantemente più alte del resto d’Europa. Abbiamo avuto anche 2 mila casi di setticemia causati da enterobatteri produttori di carbapenemasi, (CPE) enzimi che distruggono gli antibiotici carbapenemi a largo spettro. Lo affermano due rapporti sulla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS e sulla sorveglianza nazionale dedicato alle batteriemie da CPE, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità. Pubblicati per la settimana mondiale della coscienza antibiotica (18–24 novembre 2019), rilevano percentuali molto maggiori rispetto alla media Ue in particolare di resistenza dell’Escherichia coli ad antibioici come cefalosporine di terza generazione (29%) e fluorochinoloni (42%). Hanno partecipato alla sorveglianza 98 laboratori distribuiti su tutto il territorio italiano (erano 55 nel 2017). Un terzo rapporto, “L’uso degli antibiotici in Italia” a cura dell’Agenzia italiana del farmaco-Aifa, conferma che malgrado il calo registrato nel 2018, il consumo di antibiotici in Italia resta 21,4 DDD/1000 abitanti/die, in vetta in Europa. La situazione peggiore è al Sud, si sale da 8,9 dosi quotidiane assunte a Bolzano a 23,4 DDD/1000 ab die della Campania (media nazionale 16,1 DDD). 

 

Differenze ci sono sia nel numero di ricette sia nel tipo di molecole prescritte, a spettro ampio o ristretto. L’antibiotico più usato –anche in ospedale– è l’associazione amoxicillina + acido clavulanico, probabilmente sovra-utilizzata, spesso potrebbe essere indicata la sola amoxicillina, con spettro più selettivo e minor impatto sulle resistenze. In realtà, in tutti i servizi sanitari europei, le conoscenze degli addetti non vanno benissimo. Stando al sondaggio dello European center for disease prevention and control (Ecdc) solo il 58% del campione di 18.365 intervistati è riuscito a rispondere a tutte le domande sulla gestione delle terapie in modo corretto: ci sono differenze a seconda di Paese di origine e professione, ma tutti sono d’accordo (90%) sul fatto che un eccessivo uso di antibiotici negli allevamenti e nei prodotti alimentari possa incrementare la resistenza ai trattamenti da parte dei batteri. Al 33% degli intervistati Ecdc mancano materiali utili per informare in modo adeguato. Anche da qui deriva il ragionamento di Romiti secondo cui le campagne di sensibilizzazione ai cittadini non bastano, bisogna monitorare «i professionisti della salute, ben consapevoli dei rischi a cui sottopongono la collettività con l'uso sbagliato degli antibiotici». In particolare, va prescritto un antibiotico solo nella certezza di un'infezione batterica: «La diffusione di test diagnostici di prima istanza, come quello per lo Streptococco, in studi medici, farmacie e parafarmacie, eviterebbe scelte errate».

 

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