ONDATE DI CALORE, LE INDICAZIONI MONDIALI E ITALIANE PER ANZIANI FRAGILI E PER CHI LI CURA

26 Luglio 2019

Le bolle africane con 40 gradi e umidità “media” sono ormai la norma nelle nostre estati e possono avere effetti disastrosi sulla popolazione anziana, malata cronica, obesa. Tuttavia dal 2005, anno di inizio delle rilevazioni, ad oggi, al crescere dei giorni di caldo estremo non si è abbinata una crescita dei decessi e dei ricoveri, segno che le azioni messe in atto hanno funzionato. Di recente l’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato Le linee guida “Public health advice on preventing effects of heat” del 2011 che prevedono due livelli di attenzione, uno per il pubblico e uno per gli operatori sanitari. La gente deve sapere che in caso di ondata di calore, oltre a non uscire nelle ore più calde, se la propria casa non è climatizzata è bene prendere misure minime di sopravvivenza tipo aerare i locali di notte e chiuderli di giorno facendo scudo con tende che isolano termicamente, o asciugamani bagnati per ridurre la temperatura, che non deve superare i 32°C di giorno e i 24°C la notte, evitare i cuscini quando si dorme, usare lenzuola chiare, no sforzi fisici, portarsi a temperature esterne più basse in caso di crampi, evitare alcol e bevande zuccherate, non mettere il ventilatore oltre i 35° C perché si lega a crescita dei disturbi da calore. Soprattutto, si deve chiamare il medico in caso di convulsioni, pelle che scotta, febbre, segni di disidratazione, delirio. Dopo aver collocato la persona in posizione orizzontale e sollevato le gambe. Ai medici l’Oms raccomanda di identificare le persone con i maggiori bisogni. L’identikit è di una donna sola over 80 che vive a piano terra, con qualche cronicità; i vulnerabili devono essere noti al mmg che in rete con operatori sanitari dovrebbe saper porgere il suo intervento in caso di ondata di calore, non lasciare soli gli anziani. Sempre il medico, dovrebbe conoscere gli effetti collaterali di molti dei farmaci prescritti alla popolazione a rischio: antipsicotici, antistaminici, antidepressivi possono bloccare il meccanismo della sudorazione, gli anticolinergici possono agire sulla termoregolazione, i diuretici possono disidratare. Infine rash cutanei, edema degli arti inferiori, sincope, crampi devono allarmare il medico e il fascicolo Oms gli mette a disposizione letteratura su come agire e quando ricoverare.

 

Il Piano nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute” del Ministero della Salute di pochi giorni fa è ancor più dettagliato delle linee guida Oms. Presenta un Piano operativo che prevede misure di Heat Health Watching Warning da parte del Ministero (e delle Regioni), quali bollettini programmati sul portale e l’app Caldo e Salute, che monitorano città per città nell’arco di tre giorni e sorvegliano giornalmente decessi e ricoveri, identificando sottogruppi a rischio. Il Piano si occupa anche di formazione degli operatori e monitoraggio degli interventi. Nascono con esso, 14 anni fa, i quattro livelli di allerta verde- gialla-rossa-arancione. L’allerta arancione dà conto di un’imminente ondata di calore, che nell’allerta rossa è in corso. Le istruzioni sono rivolte a strutture ed operatori sanitari. Nelle residenze per anziani si chiede controllo dell’idratazione, monitoraggio dei parametri vitali, dell’equilibrio idroelettrico, del supporto territoriale, l’uso di protocolli assistenziali in caso di indisposizione da caldo, la climatizzazione almeno degli ambienti di ritrovo comuni. A casa, per l’automonitoraggio dei pazienti a rischio, oltre che nelle app, nei bollettini ministeriali, e depliant e campagne informative, ci si può servire del numero verde 1500 del Ministero della Salute per informazioni su sintomi e interventi da attivare. Ai medici di famiglia si chiede in caso di allerta gialla di fare un check dei pazienti che più si ritiene esposti a conseguenze dell’ondata di calore, ed eventualmente di contattarli con proprio personale o d’intesa con gli operatori sociosanitari Asl. Si chiede anche di aggiornare le liste dei vulnerabili e di rimodulare eventuali terapie, in caso di pazienti soli dopo aver disposto il controllo dei parametri biologici e valutato eventuali disturbi o sintomi di disidratazione. Ove evidenziasse il peggiorare delle condizioni di salute, è scritto, sarà lo stesso medico a valutare il ricovero del paziente in ospedale o Rsa, o ad attivare un’assistenza supplementare domiciliare infermieristica che fa capo al CAD, il Centro di Assistenza Domiciliare dell’Asl.

 

 

 

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