MEDICI IN FUGA: OSPEDALI EPICENTRO DEL DISAGIO, SERVE UN CONTRATTO PIÙ APPETIBILE

10 Giugno 2019

Una dottoressa dai grandi occhi blu e un dottore, giovani, laureati in Italia, al lavoro in altri paesi. A Bari, è partita l’affissione dei manifesti della campagna della Federazione degli Ordini dei Medici-Fnomceo ‘Offre l’Italia’, sul disagio che spinge i giovani medici a fuggire all’estero. E ha contagiato tre camici su quattro. Secondo il sondaggio dell’Ordine dei Medici di Venezia presentato nella città lagunare al Convegno “Verso gli Stati generali” il 71% di chi ha meno di 40 anni sogna o ha già pianificato la fuga. «Sette giovani medici su dieci potrebbero andarsene dall’Italia nei prossimi anni, attratti da stipendi più congrui. Potrebbero delinearsi scenari simili a quello della Romania, dove il 10% dei cittadini è rimasto senza cure mediche», riassume Gabriele Gasparini, vicepresidente della Fondazione Ars Medica che ha condotto la ricerca con Ordine e Fnomceo, su 498 medici e odontoiatri, per il 64% uomini e per il 60% con oltre 55 anni, dipendenti (35%), convenzionati (29%), liberi professionisti (24%), e alcuni in via di inserimento professionale.

Lo studio è uno di tre presentati nel giro di una settimana che convergono nel delineare l’urgenza di un nuovo contratto almeno negli ospedali, migliorativo. Se a percepire la crisi è il 96% dei medici sotto i 40 anni, e il 93% di quelli sotto i 55 anni, l’apice del disagio è nella fascia 41-55 anni e sono le donne ad avvertire più tensione nel rapporto tra vita privata e lavorativa. Per uno su quattro sopra i 55 anni, il pensiero fisso è il pensionamento a quota 100. Anche nella classe 41-55 anni il 23% si pensionerebbe prima, se la normativa lo consentisse. Tra i dipendenti andrebbe alla libera professione il 37%, mentre “solo” il 20% dei liberi professionisti andrebbe alla dipendenza.

 

Il disagio è dunque donna, in primo luogo. Le dottoresse italiane stanno peggio delle colleghe europee, almeno negli 11 paesi che hanno risposto a un secondo questionario relativo alle condizioni lavorative delle donne medico europee, presentato a Napoli da Anaao-Assomed, Aaroi-Emac e Snr. Il 60% delle dottoresse italiane non si lamenta della bassa apicalità (15% vs media 20%) ma vorrebbe una migliore gestione dei tempi casa-lavoro dei quali il 68% delle 1200 rispondenti non è assolutamente soddisfatto. Da noi e in Turchia si sente discriminata sul lavoro una dottoressa su due; solo il 16% è soddisfatto per la carriera, solo il 15 pensa ci sia pari coinvolgimento di maschi e femmine nelle posizioni apicali.

Ma il disagio è anche nel dover pensare di abbandonare la sanità pubblica quando le si è stati sempre fedeli: un terzo studio – Anaao Piemonte su 405 iscritti intervistati a maggio – mostra che nonostante aggressioni, difficili condizioni di lavoro (con punteggio di “insopportabilità” medio di 7/10 ma per oltre un quarto tra 9 e 10), età media avanzata, è 8/10 il voto dei medici alla qualità dei servizi Ssn. Il 76% boccia le alternative al Servizio sanitario nazionale, ben l’87% ritiene che la qualità dell’assistenza peggiori con l’affidamento dei servizi alle cooperative. Il 48,5% lega il disagio alla carenza di personale o alla burocrazia (40%). Il 32,8% aspira alla pensione ma solo il 17,5% ha pensato di migrare nel privato ed il 10,6% nella medicina di famiglia. 

Serve il contratto - Carlo Palermo segretario Anaao Assomed tira le somme: «La crisi della sanità pubblica non è separabile dalla crisi del lavoro dei medici, dei veterinari e dei dirigenti sanitari L’ingresso a pieno titolo dei pensionati (nelle regioni come Veneto e Molise che vi hanno fatto ricorso per tamponare carenze di servizio, ndr) avviene al posto dei giovani, spinti a cercare all’estero opportunità professionali. Il rinnovo del contratto di lavoro rappresenta un passaggio fondamentale per trovare soluzioni positive alla crisi in atto. Serve un Contratto all’altezza delle aspettative e delle esigenze della dirigenza medica e sanitaria».

 

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