LA SANITÀ ITALIANA SENZA PIÙ MEDICI SPECIALISTI TORNA AD ASSUMERE DEI “GENERICI”

17 Giugno 2019

In Molise si ingaggiano medici militari, in Veneto e Puglia pensionati sotto i 70 anni, sempre in Veneto stranieri e poi qua e là per l’Italia imperversano le cooperative pagate a forfait, per non dire dei contratti a giovani gettonisti senza specialità. La fantasia italica sta cercando di arginare l’esodo dei medici del Servizio sanitario pubblico, sempre più incisivo anche per le nuove regole su quota 100, che consente di andare in pensione a 62 anni più 38 di contributi inclusi gli anni di laurea. In parallelo pure il legislatore cerca rimedi: in otto mesi ha varato alcune misure di legge ed altre ne sta studiando per abbreviare il percorso di studi dei più giovani e farli accedere prima a convenzioni di medicina di famiglia e contratti in ospedale, così da evitare l’azzeramento di interi reparti e la perdita del medico di riferimento in paesi e quartieri di grandi città. La prima legge è stata a fine 2018 e ha riguardato i medici di famiglia: siccome nelle graduatorie spesso non ci sono più tante disponibilità, la legge 135 ha aperto la possibilità di concorrere per la convenzione non solo ai titolari di diploma post-laurea ma anche a chi ancora non ha preso il diploma del triennio. Fino a tutto il 2021 i giovani medici titolari di borsa, vinta per aver superato il test d’ammissione, giunti all’ultimo anno possono entrare in una graduatoria da cui l’Asl, per coprire la zona lasciata libera dal medico andato in pensione, pesca una volta che è stata attinta senza successo la graduatoria dei medici diplomati. In parallelo la Finanziaria 2019 ha cambiato le regole per essere assunti dal servizio sanitario. Fin qui i medici potevano avere il contratto della dirigenza pubblica a tempo indeterminato solo se in possesso del titolo di specializzazione. La Finanziaria ha previsto che ai bandi di concorso per una disciplina siano ammessi pure gli specializzandi iscritti all’ultimo anno. Da quest’anno, se passano il concorso vengono assunti. Devono però aver conseguito il titolo di specializzazione (e prima l’ospedale attinge alla graduatoria dei medici già specialisti alla data di scadenza del bando).

 

Nonostante questi passi avanti, mille posti in più in palio per gli specializzandi (cui si aggiungono le borse regionali) e altri mille per i medici di famiglia, e malgrado il lieve rialzo concesso alla spesa delle regioni per il personale sanitario, i pensionamenti restano più numerosi dei nuovi ingressi. Così si arriva al decreto legge Calabria che si occupa, nella sua prima stesura, di far entrare più medici nel corso di medicina generale ammettendo –oltre ai vincitori di borsa – tutti i laureati in medicina abilitati che, con alle spalle 24 mesi di sostituzioni di medici di famiglia, guardia, 118, si siano presentati al test d’ingresso al corso di formazione e lo abbiano superato con la sufficienza. Questi medici non avranno la borsa ma sono ammessi in soprannumero, potranno studiare e lavorare insieme, la loro ammissione sarà consentita fino a tutto il 2021. Giunti all’ultimo anno, concorreranno per sostituire a tempo indeterminato in convenzione i medici anziani che si pensionano. Per la prima volta da 20 anni entrano così in convenzione medici solo abilitati. Un emendamento (12.200 a prima firma di Celeste D’Arrando, deputata Movimento 5 Stelle) consente agli ospedali di assumere part-time, a termine, i medici specializzandi senza che abbiano in mano il diploma di specializzazione: una volta che ce l’hanno il loro contratto diventerebbe a tempo indeterminato – il decreto legge è ancora in fase di conversione, sarà approvato ai primi di luglio. Si consente infine di pescare anche specializzandi al penultimo anno di corso. Questi medici avrebbero un contratto di formazione lavoro regionale e responsabilità in parte da “senior”. Ma già si parla –nel patto salute tra stato e regioni - di accettare nel servizio sanitario dei medici non specialisti, come avveniva prima degli anni Novanta e di sanare il ricorso delle regioni ai pensionati. La Toscana intanto ha varato un contratto libero professionale di formazione lavoro per 150 laureati in medicina. Oltre 250 candidati hanno affrontato una preselezione e in questi giorni sono stati valutati per titoli e con un colloquio. Da luglio seguiranno un training on the job di 300 ore, con tutor medico di Pronto soccorso. E nei servizi di emergenza – i più “disertati” dai giovani specialisti e abbandonati dai medici in età pensionabile– si formeranno per due anni per poi lavorare a cavallo tra emergenza ospedaliera e territoriale come nuove figure. 

 

Fonti: