DOPO L’INFERMIERE DI FAMIGLIA ARRIVA QUELLO DI PARROCCHIA. E FA SUBITO DISCUTERE

19 Settembre 2019

Fa discutere un’Intesa tra Conferenza episcopale italiana (Ufficio nazionale per la pastorale della salute) e Asl Roma 1 per istituire l’infermiere di parrocchia, una nuova figura di sostegno alle persone fragili non solo dal punto di vista sanitario ma anche sociale. L’iniziativa intende sperimentare la presenza di un infermiere di comunità inviato dall’Asl nelle parrocchie romane e non solo, la sperimentazione si estenderà pure ad Alba in Piemonte e a Tricarico in Basilicata. L’obiettivo è prendere in carico quanti rimangono esclusi dalla sanità pubblica per ragioni di emarginazione o disagio ed orientarli nella rete dei servizi socio-sanitari, facilitando i percorsi di accesso alle cure e favorendo il contatto anche per la prevenzione in modo da promuovere salute e benessere della comunità. Il personale infermieristico, a Roma, sarà messo a disposizione dall’azienda sanitaria, che invierà gli infermieri nelle parrocchie. L’accordo dovrebbe essere a “oneri zero”, e non dovrebbero derivare obblighi di natura economica tra le parti, tuttavia un gruppo di coordinamento avrà il compito di avviare il progetto secondo “costi definiti”, e nascerà pure una “Consulta nazionale per i servizi sanitari di prossimità” composta anche da 12 membri rappresentativi degli Ordini professionali” nominati direttamente dalla CEI. L’iniziativa ha comunque provocato delle polemiche. Pasqualino D’Aloia, Presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Milano, Lodi, Monza e Brianza parla di accordo “escludente” e “improvvido” e si pone delle domande: «Le Asl intendono spogliarsi dei compiti istituzionali di assistenza sul territorio per delegare le proprie attività alla Chiesa cattolica? Potrà l’infermiere di parrocchia, di fronte a gruppi giovanili e coppie, promuovere la contraccezione e la procreazione consapevole, attività che rientrano tra gli obiettivi del Servizio sanitario nazionale da cui dipende, come gli chiede la legge 833/78? O si chiede un infermiere “schierato”? E tra i pazienti, con questa formula chi non frequenta le parrocchie come fa ad avere accesso ai servizi sanitari?

 

La sperimentazione non intercetta in modo specifico gli anziani, o le famiglie a più elevato bisogno di servizi sanitari per la vecchiaia e le sue patologie, che invece sono al centro del Piano nazionale cronicità. Tuttavia, esattamente come le norme sulla cronicità, appare in linea con l’evoluzione dell’infermiere di famiglia e con il consenso crescente che la figura infermieristica incontra nella popolazione. In Senato, nella legislatura che ha appena ripreso vigore con l’insediamento del nuovo governo Conte, ci sono due bozze del Movimento 5 Stelle che gli attribuiscono nuovi compiti, una sull’infermiere di famiglia a prima firma del portavoce Rino Marinello e una seconda sull’intramoenia infermieristica a firma del presidente della Commissione Igiene e Sanità Pierpaolo Sileri, cui ha contribuito il sindacato Nursing-up. E mentre in Italia i sindacati medici paventano il “task-shifting”, lo spostamento di compiti dal medico all’infermiere per motivi di abbattimento dei costi, dal mondo anglosassone arriva la notizia secondo cui l’infermiere cura anche; e dalla presa in carico da parte sua i pazienti cronici sembrano trarre analogo se non maggior giovamento rispetto al rapporto con il medico. Una revisione Cochrane riportata da Infermieristicamente, portale del sindacato infermieri Nursind confronta le prescrizioni di infermieri e farmacisti con quelle dei medici riprendendo 45 studi Usa e britannici. E dimostra che sanitari senza stretta supervisione del medico ma adeguatamente formati possono prescrivere con la stessa efficacia dei medici per la gestione di ipertensione arteriosa e diabete. Le persone a cui sono stati prescritti farmaci da non medici avevano addirittura una pressione arteriosa sistolica inferiore rispetto a quelli prescritti dai medici (in media 5,31 mmHg in meno), colesterolo Ldl appena inferiore (da -0,21 mmol / L, sette studi), anche per l’emoglobina glicata sembra che interventi ad opera di infermieri abbiano esiti compatibili e talora di qualche decimo di punto migliori di quelli dei medici. Ma soprattutto l'aderenza del paziente ai farmaci e la sua soddisfazione e qualità di vita correlata alla salute sono compatibili a quelle garantite dall’apporto del medico.

 

Fonti:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/in-parrocchia-arriva-linfermiere

http://www.quotidianosanita.it/lombardia/articolo.php?articolo_id=76508

http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/51925_testi.htm

https://www.nurse24.it/infermiere/leggi-normative/ddl-sileri-intramoenia-infermieri-presentato-senato.html

http://www.fimmg.org/index.php?action=pages&m=view&p=469&art=3494

https://www.infermieristicamente.it/articolo/10883/prescrizione-infermieristica-stessa-efficacia-della-prescrizione-medica-nella-gestione-delle-cronicita-ecco-perche/