GENOMICA E BANCHE DATI, LE ARMI ITALIANE PER BLOCCARE I TUMORI E LA SPESA CHE NE DERIVA

24 Novembre 2019

Una sana alimentazione per combattere i tumori, e forse pure per prevenirli.  E cure mirate, più intelligenti, con minori sprechi. L’Italia mette la genomica e l’epidemiologia al servizio della ricerca oncologica. Raccogliendo tutti i dati genetici del tumore di ogni paziente in un chip ed esportandoli in una piattaforma informatica connessa agli archivi internazionali contenenti l’intera gamma delle terapie mondiali, gli istituti di ricerca possono oggi trovare in rete le cure efficaci. Il progetto è milanese, sviluppato all’Istituto europeo di oncologia dove sono stati sequenziati nel 2019 oltre 1500 casi di tumore. Nel “chip” è contenuto il Passaporto Genetico, con il DNA delle cellule malate. I ricercatori del Molecular Tumor Board integrano i dati ndell’Onco-chip con i big data degli archivi dei principali istituti scientifici mondiali, per trovare la cura più idonea per ogni paziente. Passaporto Genetico e Molecular Tumor Board sono stati presentati alla Giornata della Ricerca IEO, al 25° anniversario dell’Istituto fondato da Umberto Veronesi. «Puntiamo alla massima personalizzazione delle cure», spiega Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO. Bastano 10 giorni per ottenere il profilo genico accurato di un tumore, «ma poi servono farmaci mirati, specie per pazienti non rispondenti alle terapie standard. Il “Tumor board” adoperando i dati del Passaporto Genetico e creando un mini-avatar del tumore per confrontarlo con gli altri avatar nel mondo, scoprirà se in qualche caso è stato utilizzato un farmaco efficace, magari “off label”, cioè inizialmente approvato e prescritto per altre malattie». Il “board” si collega a quattro database, contenenti quasi 100.000 profili genici di tumore e la loro storia clinica. Una svolta. «Le nuove terapie offrono una possibilità di cura a un paziente su tre, un risultato inimmaginabile fino a 10 anni fa - dice Pier Giuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca IEO – ma gli altri due pazienti non rispondono o diventano resistenti. Perché? Le risposte stanno nelle caratteristiche genetiche di quei tumori, nei DNA di quei pazienti, nel tipo di ambiente in cui vivono. Acquisire tutti questi dati, paziente per paziente, è la sfida della High-Definition Medicine».

 

In realtà, come ha ricordato il direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori Giovanni Apolone alla recente presentazione della Food Bank in Oncology, altra importante iniziativa -stavolta dalla Fondazione Tera per l’Adroterapia oncologica – dedicata a modulare la nutrizione dei malati, se un 30% dei tumori è legato alla genetica, ben un 40% dovrebbe essere legato agli stili di vita e ad una non corretta alimentazione. Per questo nasce la Food Bank che si indirizza in primo luogo ai pazienti in cura per offrire ricette ed alimenti dalla massima efficacia/palatabilità a seconda della patologia tumorale e della terapia seguita. E per non ammalarsi, invece? C’è una terza iniziativa, l’Italian Institute of Planetary Health: un centro di ricerca lanciato da un accordo tra Università Cattolica ed Istituto Mario Negri, per adattare le popolazioni, anche le comunità più povere oggi alimentate con “cibo spazzatura”, a diete capaci di combattere la malattia o rinforzare il sistema immunitario. L’Iiph è stato presentato da Giuseppe Remuzzi Direttore Scientifico dell’Istituto di ricerche farmacoiogiche Mario Negri e da Walter Ricciardi oggi a capo del Cancer Board dell’Unione Europea. Obiettivo: studiare la genetica delle popolazioni e come gli alimenti si combinano con essa in modo da prevenire il rischio nel rispetto delle tante differenze individuali. Spiega la ricercatrice del Mario Negri Carlotta Franchi: «Si valuterà l’impatto dei cibi sull’ambiente, sulle patologie, su invecchiamento e salute, e dall’altra la combinazione dell’alimentazione con gli stili di vita. Verrà impostata una review della letteratura scientifica per mappare le aree del mondo più longeve e da lì si studierà l’impatto delle determinanti alimentari sull’invecchiamento».

 

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