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FARMACI INNOVATIVI, RICETTA DEL MEDICO DI FAMIGLIA SENZA INPUT SPECIALISTICO È STRADA OBBLIGATA

November 30, 2017

Il paziente ha una malattia cronica, il medico di famiglia potrebbe prescrivergli la medicina ma la normativa dice che la prima ricetta la deve fare lo specialista prevedendo da qui a sei mesi o un anno come dovrà curarsi il malato e le dosi di cura; dopo toccherà al medico trascrivere. Funziona così da oltre 20 anni il “piano terapeutico” che vige per le principali prescrizioni di terapie per cronici, gestiti sul territorio ma con criteri evidentemente ospedalieri. Dal 2018 i criteri di gestione però potrebbero diventare territoriali e i medici di famiglia potrebbero diventare strategici nella cura dei loro pazienti cronici. Del resto i dati diffusi al congresso della Società Italiana di Medicina Generale sono incontrovertibili: lasciando perdere per una volta le malattie cardiovascolari, ci sono 370 mila nuovi casi di tumore ogni anno e un italiano su 19 ormai convive con la malattia, 121 mila diabetici solo a Torino con il 75% dei pazienti affetti dalla malattia che vive in città, 5 milioni di donne (soprattutto) e uomini con osteoporosi. Le ricette del medico curante si riferiscono al 50% dai farmaci antipertensivi e al 25% da quelli contro il diabete: il nostro paese, più anziano degli altri, ha anche più malati cronici. E se è vero che la vita si allunga, la qualità può essere discutibile, ed è percepita migliore alla frontiera Nord (a Bolzano l’84% dei cittadini si dichiara in buona/ottima salute) e peggiore in Calabria o Sardegna, dove si dichiarano in buone condizioni 62 cittadini su 100. SIMG ha promosso un Manifesto, con l’avvicinarsi delle elezioni, in cui sia i medici sia le associazioni dei cittadini indicheranno come cambiare la sanità e con quali mezzi avvicinare le cure ai pazienti. Il presidente Claudio Cricelli si è detto però soprattutto fiducioso sulla possibilità che a breve AIFA abolisca i piani terapeutici sulle molecole contro la Bpco e successivamente su gliptine DPP 4 ed insulina glargine JP1 per il diabete.

Scrive Cricelli all’Aifa in merito ai farmaci anti-Bpco, forse i primi ad essere “sciolti” dall’obbligo di piano in favore di una nota limitativa della prescrizione per tutti, medici di famiglia e specialisti): «suggeriamo che la prescrizione dei farmaci non possa più̀ essere affidata a criteri limitativi che prescindono dai ruoli reali dei professionisti o legata a criteri astratti (caratteristiche della struttura, centro specialistico o studio di medicina generale ) ma al rispetto delle caratteristiche cliniche del paziente, all’ applicazione delle regole scientifiche, alla conoscenza delle caratteristiche del farmaco, alla esecuzione di appropriate e selettive procedure diagnostiche, e da una obbligatoria capacità del professionista di dimostrare il rispetto di tali norme. Si apra una nuova fase della appropriatezza che noi definiamo " dalle anacronistiche ed illogiche limitazioni prescrittive basate sui titoli professionali, alla rigorosa appropriatezza basata sulle regole condivise e valide per tutti i professionisti del Ssn». Cricelli sottolinea che sono gli stessi specialisti a chiedere ai medici di famiglia di alleviargli il lavoro e di avvicinare il paziente alla terapia. Del resto nei paesi più avanzati si è preso atto del nesso tra impennata delle patologie croniche e urbanizzazione. 

«Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035», ha spiegato a Torino a un incontro con l’Ordine dei Medici ed il Comune Erik Vilstrup Lorenzen, Ambasciatore di Danimarca. La soluzione per combattere il “diabete urbano”, che può essere estesa ad altre cronicità, è in primo luogo nella prevenzione che nasce sviluppando «un ambiente urbano che promuova la salute come una parte fondamentale dell’infrastruttura e delle funzioni delle città». Non solo sanità forti, ma educazione alla salute, coinvolgimento nella battaglia delle associazioni dei pazienti, delle scuole, degli enti di edilizia residenziale pubblica, la scuola, e di tanti altri». Inclusi medici di famiglia e farmacie, quell’angolo di sanità (e di terapia) sotto casa che ogni cittadino, anche in Italia, ha a disposizione.

Fonti:

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