OSPEDALI, ESODO INFERMIERI METTE A RISCHIO CHANCE DI GUARIGIONE DEI RICOVERATI

20 Dicembre 2019

Negli ospedali italiani gli stipendi sono fermi e hanno perso potere d’acquisto. Non solo quelli dei medici ma di tutti i sanitari. La scarsa appetibilità dello stipendio ha innescato esodi che rendono sempre più esigui gli organici e sempre più gravoso il lavoro al personale che resta. In cambio di un compenso sempre meno competitivo rispetto al privato e alle strutture estere. Dal 2009, anno del blocco dei contratti, i professionisti sanitari hanno perso circa 2 miliardi tra mancati rinnovi contrattuali e contrazione degli organici. La perdita va dai quasi 6.500 euro dei medici (che hanno salari più alti) ai circa 2.500 euro del personale con funzioni riabilitative. L’analisi del Centro studi della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche-Fnopi afferma che in apparenza la busta paga è più cospicua, 10 anni fa i sanitari guadagnavano 49.950 euro annui che 8 anni dopo erano diventati 51.270 ma l’aumento pareggia quello del costo della vita. Di conseguenza, gli ospedali hanno perso circa il 9% dei dipendenti, 25 mila unità concentrate soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud in deficit. E il nuovo contratto firmato quest’anno? Copre a malapena metà del potere d’acquisto perso, circa 144,68 euro in busta paga, che poi sono tra i 180 e i 201 circa per i dirigenti (medici, farmacisti, biologi) e 83,67 per il comparto (i “non medici”). Dunque, gli addii. Sono andati via soprattutto gli infermieri, quasi 12mila in meno, che hanno portato la carenza in oltre 50 mila unità. Macon l’effetto di Quota 100 potrebbero salire in 3 anni fino a 76 mila. La carenza di infermieri è confermata anche dai dati internazionali. 

 

L’ultimo rapporto Ocse Health at a Glance 2019 sottolinea che l’Italia rispetto alla media degli altri stati ha troppi medici, 4 ogni 1.000 abitanti contro 3,5, ma pochi infermieri, 5,8 contro 8,8. Abbiamo 8 pazienti per ogni infermiere nelle Regioni più “ricche” e 17 di quelle con organici risicati, ma in realtà per far funzionare bene un reparto gli infermieri dovrebbero essere in media 6 a paziente. Come spiega lo studio RN4Cast pubblicato su Lancet quest’anno, per ogni paziente in più caricato sulle spalle di un infermiere cresce del 7% la probabilità di un decesso a un mese dal ricovero in ospedale. Pazienti di ospedali dove il 60% degli infermieri sono regolarmente diplomati e ciascuno di essi ha in media in carico 6 pazienti hanno un rischio morte inferiore del 30% rispetto a strutture dove solo un terzo degli infermieri è diplomato e ogni infermiere ha tre pazienti. Altrimenti detto: i tagli allo staff influenzano negativamente gli esiti dei pazienti. Anche il rischio di contrarre malattie nosocomiali cresce se lo staff è piccolo. Al contrario, con un infermiere ogni 2 pazienti diminuisce il rischio di polmoniti (-64%); scompenso d’organo (-52%); infezioni gastrointestinali (-47%); infezioni alle basse vie respiratorie (-40%); sepsi (-21%). Invece ogni paziente in più rispetto al rapporto 1:4 aumenta il rischio di riammissione del +11% nelle unità mediche e del +48% nelle unità chirurgiche. E l’aumento del rischio complessivo di mortalità se si cumulano l’eccesso di pazienti per infermiere e i carichi impropri costituiti dalle attività burocratiche è del 25-26%.

 

«in Italia manca un serio ed equilibrato rapporto tra i professionisti che si realizzi attraverso lo sviluppo delle competenze», afferma la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli, che invoca «una visione più ampia e coraggiosa». Prendono posizione pure i sindacati infermieristici. Il presidente di Nursing Up Antonio De Palma chiede «alle istituzioni se un paese civile come l’Italia possa sopportare l’onta di essere al penultimo posto in Europa per retribuzioni ai professionisti sanitari. Abbiamo chiesto in Aran (l’agenzia per la contrattazione nella Pubblica Amministrazione ndr) di rendere certe e definitive le progressioni economiche. Non va bene che le aziende sanitarie, se vogliono, hanno la possibilità e gli strumenti per revocare i contratti degli infermieri. Non si gioca sulla pelle della gente».

 

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