ESAMI DAL MEDICO DI FAMIGLIA, MENO ATTESE PER I CITTADINI MA MOLTE PERPLESSITA’

20 Dicembre 2019

La legge Finanziaria in arrivo a fine anno stanzia 236 milioni per acquisto da parte delle Asl di dermatoscopi, spirometri, elettrocardiografi portatili da girare ai medici di famiglia per fare in studio diagnosi digitali, rilevabili dal sistema sanitario, e contenere così le liste di attesa negli ambulatori specialistici. Una novità che i medici di famiglia vedono con favore: come è emerso qualche mese fa al congresso del sindacato Fimmg in Lombardia, il 74% dei medici usa i social, il 59% app specifiche, il 29% dispositivi digitali, e il 27% utilizza o ha utilizzato dispositivi di telemedicina. Naturalmente I più giovani sono I più disponibili. Ma la novità piacerebbe pure al paziente, il quale potrebbe veder ridursi i tempi d’attesa, almeno per i soli esami da programmare (per quelli urgenti e urgenti differibili il paziente andrebbe comunque indirizzato allo specialista sull’agenda dell’Asl). Tuttavia gli svantaggi potrebbero non mancare. Lo osserva un gruppo di studio composto da esponenti del Sindacato Medici Italiani, di Fondazione Allineare Sanità e Salute, di Gruppo No Grazie, Slow Medicine e Centro studi e ricerche in medicina generale-Csermeg in una lettera a Quotidiano Sanità. 

 

Atteso che il medico, come dicono i dati incrociati di più ricerche, lavora 5/6 ore al giorno in media per le visite in studio e altre 3/4 per visite domiciliari e burocrazia, mezz’ora ad esame strumentale per una media di tre al giorno porterebbe il carico quotidiano a 10 ore e passa. Certo, saper eseguire esami strumentali soddisferebbe subito reali necessità specie in aree rurali e comunità montane, e darebbe prestigio a chi si cimenta, oltre che introiti aggiuntivi (da Asl, ma anche fondi sanitari integrativi, o direttamente dagli assistiti, disposti a pagare pur di evitare spostamenti e attese). Ma l’aggravio lavorativo andrebbe in potenziale conflitto con la routine ambulatoriale, specie per medici che operano da soli. Tra l’altro, con la complessità delle malattie indagate, crescerebbero problemi di responsabilità medico-legale (ad esempio nel redigere referti: l’attività diagnostica del medico di famiglia li richiederà?) E servirebbe una formazione continua strutturata, che ruberebbe tempo ad altre necessità formative, comportando costi fin qui non previsti dalla parte pubblica. Lo stesso approvvigionamento dei nuovi apparecchi avrà costi fin qui non considerati per l’Asl. C’è infine il rischio che ad inseguire gli specialisti sul loro terreno si diano argomenti a esponenti politici che chiedono il libero accesso agli specialisti alla “francese”. Sono rischi da correre? Fimmg in una nota sottolinea che il servizio molto gioverebbe al paziente che, non rientrando in un piano assistenziale, rischia di attendere mesi per un esame nel Servizio sanitario, a meno di non fruire di questa novità. 

 

Ma il documento delle sigle, concepito anch’esso a Milano, paventa un possibile peggioramento dell’accessibilità al medico di famiglia non solo perché la nuova routine per prestazioni diagnostiche gli porterà via tempo ma anche perché alcuni pazienti potrebbero poi chiedere comunque una seconda opinion allo specialista, percepito come più autorevole, e non ci sarebbero i risparmi attesi. In compenso, crescerebbe poi l’aspettativa del Servizio sanitario sui “mmg”, un’arma a doppio taglio. Il gruppo di lavoro propone di non destinare più del 10% dei 236 milioni all’approvvigionamento e dislocazione di apparecchi diagnostici negli studi, attraverso una sperimentazione in una-due regioni, per verificare il concreto rispetto degli obiettivi con indicatori di processo e di esito. Chiede poi che si costituisca un gruppo di studio multidisciplinare e indipendente da interessi commerciali per valutare l’impatto di ogni singola tipologia diagnostica in termini di costo/beneficio e di outcome clinici. Propone quindi di destinare un altro 5-10% ad acquisire tecnologie più semplici, atte a potenziare compiti più “da medico di famiglia” come counseling antifumo, o per l’automonitoraggio della pressione. Infine, il documento chiede di assegnare la restante parte della somma stanziata al potenziamento di fattori produttivi utili alla maggioranza dei medici (personale infermieristico e/o amministrativo). Una possibilità caldeggiata nelle scorse settimane anche da Pina Onotri, medico e segretaria del Sindacato Medici Italiani.

 

Fonti:

https://www.fimmglombardia.org › congresso-2019 › MAGI 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=79162

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/diagnosi-in-studio-mmg-dopo-lo-stanziamento-in-manovra-sindacati-divisi-ecco-quali-sono/