29 Ottobre 2018

VACCINI, SU INFLUENZA E MORBILLO MEDICI ITALIANI PIU’ SCETTICI DI COLLEGHI INGLESI E TEDESCHI

Esistono quattro modi di essere Europa sulle vaccinazioni, da Ovest ad Est. Ci sono nazioni come Regno Unito, Olanda e Portogallo dove tutti i medici sono convinti dell’efficacia dei vaccini e quasi tutti i pazienti target si vaccinano per il morbillo e una maggioranza contro l’influenza. Più a Est ce ne sono altre come Francia (e meno Germania) dove ai vaccini crede il 99% dei medici ma combatte contro sacche di scetticismo. Ci sono altri paesi intermedi come l’Italia dove lo scetticismo dei pazienti è lo stesso ma quello dei medici è leggermente maggiore. Infine c’è l’Est Europeo, dalla Bulgaria in su, dove c’è ancora più sfiducia, anche nei medici, sui vaccini trivalente (morbillo parotite rosolia) ed antinfluenzale. Negli ultimi 7 anni in area UE per il vaccino trivalente MMR è cresciuto il rifiuto con relativa quadruplicazione di casi di morbillo tra 2016 e 2017, e per l’antinfluenzale è rimasto un certo scetticismo, con ritorno di fiamma dell’epidemia, e 17 mila morti l’ultimo anno per complicanze. I dati vengono da una ricerca commissionata dall’Unione Europea, State of vaccine confidence in the EU 2018, ricerca su 28 mila cittadini e mille medici di famiglia per monitorare l’esitanza vaccinale, che prende atto di un boom del morbillo in Francia, Italia, Romania e Grecia, paesi tuttora sotto soglia di copertura ottimale del 95% della popolazione.

 

Neanche sull’influenza stagionale il target è raggiunto, ma qui in Italia con il 52% della popolazione over 65 coperta e un 27% di confidenti nell’efficacia di questa vaccinazione siamo tra i migliori, il top è il Regno unito con il 70% di vaccinati tra gli anziani seguito dall’Olanda con il 66%. Sono francesi e austriaci i più scettici sull’efficacia dell’antinfluenzale con un 40-45% di “increduli”. Gli italiani si collocano invece al 20° posto tra i convinti dell’importanza dei vaccini in generale per i bambini (solo un 80% di “confidenti”), e al decimo tra i convinti dell’efficacia dei prodotti (90% della popolazione). È tuttavia in crescita da noi come nel Regno Unito la percentuale di chi considera i vaccini efficaci, sicuri, indicati per i bambini e non confliggenti con il credo religioso. Nell’Est Europa ci sono punte di scetticismo ancora più elevate, con il top in Polonia dove quasi un 40% degli intervistati ravvisa addirittura conflittualità tra il vaccino e il credo religioso: la diffidenza cresce gradualmente da un minimo nella popolazione musulmana a un massimo tra i paesi molto cattolici e i cristiani ortodossi. Questo però non spiega perché in Spagna e Portogallo, paesi cattolici, ci si vaccini molto di più e il “conflitto” non sia sentito.

 

Le donne europee più che gli uomini sono convinte che vaccinarsi faccia bene, tranne che per l’antinfluenzale, ma al contrario le italiane si dicono più scettiche dei maschi. E i giovani sono più scettici sull’antinfluenzale. Gli europei tra i 18 e i 24 anni sono risultati avere il 28% di probabilità in meno rispetto agli over 65 di concordare sul fatto che le vaccinazioni sono sicure, e tra i 25 e i 34 anni –popolazione grosso modo doppia rispetto alla precedente - la percentuale sale al 39%.

E i medici di famiglia? Per loro i vaccini dovrebbero essere più efficaci, sicuri e pure raccomandabili ai bambini. Gli italiani sono a metà classifica, con una media del 95% di “convinti”. Ma rispetto a colleghi inglesi, francesi e tedeschi, i camici italiani sono meno confidenti (94 vs 98%) nel definire “sicuri” i vaccini in commercio e nel definirli efficaci, e 3 punti sotto nel raccomandarli ai bambini (96 contro 98-99%). In Germania, Inghilterra, Francia c’è più convinzione, al contrario nell’Est e in particolare nella Repubblica Ceca c’è un 29% di medici scettici sul tema.

Il 99% dei medici inglesi raccomanda il vaccino trivalente, seguiti da francesi e tedeschi, gli italiani lo consigliano per il 95%, in teoria se agissero tutti sulla popolazione target la patologia sarebbe comunque eradicabile secondo gli epidemiologi. Un pari Italia-Inghilterra si profila nel suggerire l’antinfluenzale, siamo al 97%. Andiamo peggio (85% noi vs 96% britannici) nel suggerire l’antinfluenzale alle donne incinte, anche se i livelli scendono al 25-50% in Est Europa: Oltrecortina, più a Nord si va più lo raccomandano… con il freddo cresce la consapevolezza?

 

Fonti:

http://www.vaccineconfidence.org/wp-content/uploads/2018/10/EU_state_of_vaccine_confidence_2018.pdf

https://ec.europa.eu/health/vaccination/overview_en

La posizione del governo appare peraltro dettata anche dalla necessità di pungolare le regioni a istituire l’Anagrafe vaccinale. Secondo l’Esecutivo, spetta alle Asl e non alle scuole tenere il conto di chi si è vaccinato e chi non lo è, per convocare quest’ultimo e completare i cicli. Attualmente l’Anagrafe non c’è ma lo schema di decreto per istituirla è stato trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni.

 

Vi si spiega come l’Anagrafe dovrà contenere i dati:
 

• Dei soggetti vaccinati

• Di quelli da vaccinare

• Dei soggetti che hanno fatto la malattia ed è stata notificata dal medico curante o dall’ospedale

• Dei soggetti per i quali le vaccinazioni possono essere omesse o differite per motivi di salute

• Le dosi necessarie ed i tempi di somministrazione

• Eventuali effetti indesiderati.
 

Le Regioni dovranno trasmettere le informazioni vaccinali di ogni residente ogni 3 mesi e i dati saranno conservati fino a 30 anni dopo il decesso della persona. Ha ammonito la deputata M5S Virginia Villani già dirigente scolastico, che «è stato un grosso errore attribuire alla scuola e ai Dirigenti scolastici la responsabilità di controllare l'avvenuto adempimento degli obblighi vaccinali e la responsabilità di escludere dalla frequenza i bambini non in regola, determinando una grave lesione del diritto allo studio e causando forti tensioni nei rapporti scuola-famiglia. Al dirigente scolastico spetta l'obbligo di assicurare e garantire il diritto allo studio e alla formazione, mentre la tutela della salute afferisce alla sfera di responsabilità dei medici o delle Asl». Per i bambini immunodepressi devono essere però «presidi e docenti, in collaborazione con le famiglie, a trovare tutte le modalità di inserimento e di accoglienza per garantire la tutela della loro salute e della loro serenità». Frasi che non convincono le Pubbliche Amministrazioni. Sono una decina i sindaci di comuni pugliesi ad aver vietato con ordinanza l’ammissione a nidi e materne di bimbi non vaccinati. Una competenza che i sindaci in realtà esercitano, come ricorda Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, «sulla base della legge 833/1978, istitutiva del servizio sanitario nazionale, che all’articolo 1 demanda l’attuazione del SSN a Stato, Regioni ed Enti locali territoriali e all’articolo 2 affida ai comuni la ‘formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità’».

 

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