PRONTI SOCCORSO INTASATI, NEL LAZIO DA OSPEDALI PRIVATI SPAZI PER “ASTANTERIE”

05 Settembre 2018

Perché i pronti soccorso in Italia straripano anche d’estate quando i pazienti sono meno che nei periodi influenzali? Nella risposta sibillina del Ministro della Salute Giulia Grillo (“non sono a livelli europei), una prima riflessione: non sono stati costruiti a partire dall’emergenza, una specialità che –con la specializzazione dei medici del 118 per il territorio- è stata sdoganata a livello nazionale a partire dal Duemila. C’è poi chi dà la colpa ai medici di famiglia che mandano troppi pazienti non urgenti già nelle altre stagioni, ma quando vanno in vacanza i loro sostituti non sono più un riferimento visto che i pazienti si recano nei PS per essere curati. Altra spiegazione, che viene da lontano: non c’è personale. Mentre negli altri reparti ospedalieri c’è poco turnover, per due medici che escono ne entra uno, in emergenza non si presenta quasi nessuno ai concorsi e le Asl ricorrono alle cooperative. Testimonia Repubblica da Torino che i piccoli ospedali del servizio sanitario sono quelli messi peggio. Cuorgnè utilizza camici reclutati da coop per il 100 per cento del servizio di pronto soccorso, sei medici. A Chivasso i medici assunti via coop coprono il 50 per cento dei turni. Affollamenti, contenziosi con i pazienti esasperati, non incoraggiano a continuare a lungo. Anaao Assomed vorrebbe poter reclutare gli specializzandi dell’ultimo anno come medici di Ps. Nel frattempo, i sindacati da tempo chiedono stabilizzazioni ma la recente normativa dà priorità ai contratti a termine. Come spiega a Doctor 33 Fabiola Fini della federazione delle associazioni di Pronto soccorso, inizialmente i medici di coop scommettono su un’altra carriera, come gli specialisti in altre patologie. Dunque, c’è bisogno di rivalutare la specialità in medicina d’Urgenza, di 250 nuovi contratti l’anno, e in assoluto di aumentare le borse per specialità e medicina generale fino alla concorrenza del numero dei laureati in medicina, da 7000 a 10 mila. C’è poi un’ultima ragione individuata ancora dal Ministro Giulia Grillo, alle spalle dei pronti soccorso ci sono reparti pieni dove non si riesce a drenare pazienti; gli standard ormai in Italia sono tre letti di ricovero ogni mille abitanti, ma il Ps tiene i casi sospetti e diventa un “girone infernale”. Ergo, servono finanziamenti per l'edilizia sanitaria e il ministro annuncia di aver avviato una ricognizione sull’uso degli stanziamenti e una interlocuzione con Inail per «realizzare nuove strutture, sia ospedaliere sia territoriali, a partire dalle aree di maggior disagio come quelle terremotate». Una risposta a breve termine nel Lazio ha provato a darla l’associazione locale delle cliniche private AIOP siglando un’intesa con la Regione in cui gli ospedali privati mettono a disposizione 700 letti per acuti per garantire il trasferimento dei pazienti dal pronto soccorso. «Bisogna modificare la gestione del paziente – afferma Jessica Faroni, presidente di Aiop Lazio - Tante volte i malati che devono essere trasferiti o in Residenze sanitarie assistenziali o in lungodegenza rimangono bloccati sia per la cronica carenza di personale, sia per la difficoltà di un trasferimento diretto in Rsa, sia a causa di una burocrazia troppo farraginosa». Quanto al sistema Pronto Soccorso, «funziona - spiega Faroni - ma in estate, oltre la mancanza cronica di personale, aumentano le patologie e la gestione diventa difficile per gli anziani e non c'è una medicina territoriale che accompagna il paziente nell'emergenza. Il trasferimento in altre strutture deve essere più snello e va tagliata la burocrazia, così i pronti soccorso sarebbero più liberi e il paziente sarebbe ricoverato nella struttura adeguata».

 

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