SORPRESA, NELL’ERA DEL WEB MEDICI DI FAMIGLIA PIÙ AFFIDABILI CHE MAI PER GLI ITALIANI

6 Dicembre 2018

Medici di famiglia affondati da burocrazia e burn-out, tra l’altro a un’età non più giovane –la media ha passato i 50 anni – ma proprio per il lavoro svolto in questi anni sempre più graditi agli italiani. Che sembra non si accorgano del quotidiano impegno dei camici sul territorio, ma in realtà capiscono eccome. Questo dicono due indagini parallele presentate da enti completamente diversi, e su numeri diversi. Si tratta del rapporto Censis “Il medico pilastro del buon servizio sanitario” presentato per i 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale, e la ricerca «Salute 4.0: curarsi nell'era digitale, generazioni a confronto», commissionata da Bnp Paribas Cardif all'istituto Eumetra ME. La prima “istituzionale”, la seconda una “radiografia” del rapporto cittadini-web.

«Il medico di famiglia oggi è gradito molto di più di 40 anni fa quando esordì il servizio sanitario. Nel 1978 era apprezzato dal 58% dei cittadini, adesso lo è dal 78%, e si arriva al 90-91% tra gli ultrasessantacinquenni», ha ricordato Filippo Anelli Presidente della Federazione degli Ordini al Congresso Simg riportando il rapporto Censis. «In questi ultimi anni peraltro si è moltiplicata la mole di lavoro». È raddoppiato, per la precisione, come affermano i dati di Health Search, la rete epidemiologica dei medici della Società Italiana di Medicina generale: da 5,5 visite a paziente di media nel 2006 a 10 nel 2016 e presumibilmente cresce ancora, visto l’esodo di medici in età da pensione non sostituiti perché non sempre c’è ricambio.

Non è la sola buona notizia di Censis. Cresce la percentuale di chi considera in Italia il medico di famiglia “principale fonte di informazioni sulla salute”: 10 anni fa era il 66,3%, ora la percentuale è salita al 72,3%. Seguono a distanza, come “buoni consiglieri”, i familiari (32%), la tv (25,7%) e il web che è salito dall’8,7% al 22%. Ma qui il rapporto Censis si intreccia con la ricerca Eumetra, che conferma come la percezione della propria salute nei maggiorenni oggi passi per il web, in Italia e nel mondo, e si imbatte nelle bufale senza grandi difese. Ai primi sintomi di una malattìa internet è il punto di riferimento sia per i nativi digitali sia per i senior. Di fronte ai primi sintomi, anziché dal medico, ci si informa prima su internet. Tuttavia, a parole, ci si fida di medici e farmacisti, messi al primo posto tra i dispensatori di buone “dritte”, con il 91% dei consensi, dato esattamente sovrapponibile a quello offerto dagli anziani nella ricerca Censis, e meno del web e dei social (36%). In pratica, il rapporto con innovazione e tecnologia è indispensabile per l’informazione, ma al momento delle scelte conta il fattore umano, e per di più competente e capace di conoscere da tempo l’interlocutore-paziente. Otto intervistati da Eumetra su dieci sono favorevoli a condividere su app i dati della propria cartella sanitaria e il 77% usa la tecnologia (internet, app e wearable) per la cura del proprio benessere. Il 55% degli italiani è disposto a condividere i propri dati sanitari tramite device, senza porsi particolari problemi di privacy, purché gli interlocutori siano sempre medici o farmacisti, istituzioni, aziende farmaceutiche e le assicurazioni; i più restii sono gli anziani, tra gli over 65 la fiducia scende al 39%. È un’ulteriore attestato di fiducia nei confronti del medico, al quale –nel rapporto Censis, stavolta - gli italiani danno la funzione di una sorta di “guardiano della salute”: giusto utilizzare le linee guida ma può e deve al momento opportuno staccarsene nell’interesse individuale dell’assistito. Il 53% degli italiani afferma che è il medico a decidere se e come applicare quello che c’è scritto nei “testi sacri”; anzi, il 19,4% degli intervistati da Censis è contrario a protocolli, buone pratiche e raccomandazioni perché alla fine rischiano di deresponsabilizzare i medici. Insomma, il camice deve ragionare con la propria testa e deve saperlo dimostrare, visto che è la fiducia a guidare la scelta del curante nel 61,3% dei casi, ma si arriva al 90% negli ultrasessantacinquenni. Contano invece di meno la minor spesa (26,3% gli intervistati che scelgono attraverso le tariffe praticate), i materiali utilizzati o la vicinanza.

 

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