CELIACHIA, RIDISEGNATI I TETTI. IL SSN SPENDERA' "MENO E MEGLIO" PER I CIBI GLUTEN FREE

07 Settembre 2018

Gli alimenti senza glutine? Li passa lo stato, in parte. Ma una conta reale dei pazienti celiaci non c’è, e non tutta l’alimentazione può essere fatta da cibi a rischio glutine. Così in agosto il governo ha dato l’ok a una limatura delle spese, di circa un 19-20%, e una redistribuzione del valore dei buoni in modo da coprire chi ha davvero bisogno di prodotti gluten-free. Il decreto ministeriale 10.08.2018 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 agosto in materia di norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia ha per obiettivo “rendere uniformi le modalità di erogazione degli alimenti senza glutine specificamente formulati su tutto il territorio nazionale e contenere i costi per il Servizio sanitario nazionale”. Il provvedimento abroga quello del 2006 che fissava rimborsi uguali maschi-femmine: 45 euro/mese fino a un anno, 62 euro/mese fino a 3 anni e mezzo, 94 euro/mese fino a 10 anni e poi differenziava in età adulta per i maschi 140 euro/mese e per le femmine 99 euro/mese.

Il nuovo rimborso –che entrerà in vigore nelle regioni a 3 mesi dalla pubblicazione, quindi a fine novembre–  è 56 euro mensili per tutti fino a 5 anni, 70 euro tra i 6 e i 9 anni, poi si differenzia tra i generi –secondo evidenze di gravità di malattia – tra i 10 e 13 anni (100 euro/mese per i maschi e 90 /mese le femmine), tra i 14 e i 17 anni (124 euro maschi e 99 femmine), tra i 18  i 59 anni (110 e 90) mentre oltre i 60 anni il rimborso mensile è 89 euro per i maschi e 75 mensili per le femmine. Entro 6 mesi (febbraio 2019) il Ministero revisionerà il Registro degli Alimenti. L’Associazione Italiana Celiachia spiega che è stato «confermato il diritto all’erogazione gratuita, ma per lo stato c’è una riduzione media dei tetti di spesa del 19 per cento», riduzione che non è una sforbiciata lineare alle risorse per i pazienti, ma una revisione razionale.

Nel decreto, si sottolinea che «il celiaco deve seguire una dieta con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, derivante anche da alimenti naturalmente privi di glutine - riso, mais, patate e legumi -, per cui la quota da soddisfare con pane, pasta e farina senza glutine di base –sulla cui base si calcola il tetto massimo rimborsabile dal servizio pubblico – è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale. Ai soggetti affetti da celiachia, compresa la variante della dermatite erpetiforme, è riconosciuto il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti con dicitura “senza glutine, specificatamente formulati per celiaci” o “senza glutine, specificatamente formulati per persone intolleranti al glutine”. Sono inclusi nel registro nazionale presso la Direzione generale per l’igiene, la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute, gli alimenti rientranti nelle seguenti categorie:

a) Pane e affini, prodotti da forno salati;

b) Pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta;

c) Preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini;

d) Prodotti da forno e altri prodotti dolciari;

 e) Cereali per la prima colazione.

Infine, il decreto specifica che i limiti massimi di spesa sono aggiornati periodicamente dal Ministero della Salute considerando la variazione dei prezzi medi al consumo degli alimenti senza glutine di base specificamente formulati per celiaci. Il Ministro della Salute Giulia Grillo che ha promosso il decreto, «deciso dal precedente Governo» con l’ok della conferenza Stato-Regioni - annuncia comunque una verifica per valutare modifiche «così da non penalizzare i cittadini». In alcune regioni gli alimenti per celiaci si acquistano già negli esercizi specializzati (farmacia, parafarmacia, anche GDO), fruendo di buoni digitali. Per rendere i buoni “spendibili” in tutte le Regioni è attivo un tavolo congiunto tra i Ministeri di Salute e Funzione Pubblica.

Fonti: