Introdurre una tassa che aumenti del 20% il costo delle bevande zuccherate. Dopo Inghilterra, Irlanda, Francia, Ungheria e Portogallo anche l’Italia ci pensa. Ben vista da alcuni parlamentari, e oggetto di una raccolta firme del quotidiano online “il Fatto alimentare” cui hanno aderito Società Italiana Diabetologia, Associazione nazionale dietisti, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, European Childhood Obesity Group, Federazione Italiana Medici Pediatri, la tassa potrebbe generare un incasso di quasi 500 milioni di euro, da investire in campagne di educazione alimentare, anche se è possibile che i produttori riducano gli zuccheri di propria volontà e non la debbano più versare. Il tema della prevenzione delle patologie del “benessere” – di spicco alla giornata mondiale del diabete il 14 novembre prossimo – è in testa all’agenda degli stati di tutto il mondo, nonché dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dell’Onu che a New York poco più di un mese fa ha emanato una dichiarazione sulle malattie non trasmissibili, comprendenti questa patologia metabolica oltre a quelle cardiovascolari, respiratorie croniche, tumorali e neurologiche. La dichiarazione chiama gli stati membri Onu a coordinare misure di prevenzione contro tutte le “non infezioni”, “non contagiose”, che uccidono 15 milioni di persone fra i 30 e i 70 anni ogni anno; e ricorda come l’85% dei decessi per “non communicable diseases” avvenga in paesi in via di sviluppo, dove la prevenzione manca. Non che da noi in Europa e in Italia se ne faccia tanta.

«Intanto, in tutto il mondo continuiamo a dimenticarci delle patologie del cavo orale come “sesta colonna” delle malattie non trasmissibili», spiega Gerhard Seeberger, presidente eletto per il 2019 della Federazione Internazionale del Dentale-FDI, italiano (anzi sardo d’adozione). «Carie, parodontiti, anche tumori del cavo orale hanno come cause o concause eccessi alimentari, consumo di zuccheri, alcol, tabacco oltremisura. Si tratta di fattori che determinano anche le altre patologie citate o ne sono spia: fin dalla più giovane età dovremmo sensibilizzare a un corretto consumo di zuccheri. FDI, con New York University e International Association for Dental Research-IADR aveva articolato proposte di modifica alla Dichiarazione che in estate abbiamo inviato al nuovo Direttore Generale OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus per condividerle. Per ora le nostre “buone intenzioni” sono in stand-by». Seeberger è perplesso sulla sugar tax. «Non basta una tassa che, come nel caso del tabacco, rischierebbe di creare un mercato nero di prodotti ancor più dannosi alla salute. E tra l’altro richiede di porsi il problema se tassare tutti gli zuccheri allo stesso modo e da quale livello partire, e se colpire ad esempio prodotti biologici e miele allo stesso modo del junk-food. L’imposizione in ogni caso dovrebbe essere ancillare all’educazione sanitaria, che inizia con le giovani madri e negli asili d’infanzia e finisce con l’istruzione dei caregiver dei nostri anziani non autosufficienti. Le due cose dovrebbero andare insieme; in ogni caso, è auspicabile che i proventi della tassa siano indirizzati a progetti di prevenzione mirati». Nei giorni scorsi l’Oms ha pubblicato un rapporto, in collaborazione con l’università di Liverpool e l’Open University, che fa il punto sul “se e come” gli stati membri negli ultimi 8 anni abbiano adottato misure per ridurre l’esposizione dei bambini agli alimenti con un eccesso di zuccheri liberi, oli vegetali idrogenati e sale da cucina. In tv, anche in Italia, i produttori di alimenti hanno adottato un codice che vieta di pubblicizzare “junk food” nelle fasce orarie in cui gli under 12 costituiscono il 35% dell’audience. Tuttavia, osserva l’Oms, continuano a mancare regole nel marketing online e sulla pubblicità occulta. E gli adolescenti, pur sensibili a queste promozioni, non ne sono protetti.

«Un terzo strumento validissimo per supportare le scelte corrette dei cibi salutari è l’etichettatura dei prodotti alimentari», dice Seeberger. Sul punto, anche l’Unione Europea è latitante. La Commissione non applica il regolamento 1924/2006 sui profili nutrizionali: manca una tabella che indichi, per ogni categoria di prodotto, quanto zucchero o quanto sale dovrebbe esserci e oltre quale soglia l’alimento non si può più considerare sano. «Oltreoceano invece – conclude il presidente eletto FDI – per il consumo degli zuccheri contenuti nei succhi di frutta confezionati l’Accademia Usa di Pediatria ha pubblicato l’anno scorso linee guida per i bambini, i ragazzi e gli adulti; raccomanda zero succhi di frutta per i bambini da 0 - 2 anni!»

 

Fonti:

9 Novembre 2018

SETTIMANA DEL DIABETE, L’ITALIA SCOPRE LA SUGAR TAX, MA NON FA EDUCAZIONE SANITARIA