DOPO IL MEDICO, ECCO L’INFERMIERE DI FAMIGLIA: IN TOSCANA SEGUIRÀ CRONICI E PREVENZIONE.

28 Giugno 2018

Arriva l’infermiere di famiglia e di comunità, in una sigla IFC. Previsto da due progetti di legge nazionali non approvati nella scorsa legislatura, abbozzato da una sperimentazione “europea” in Piemonte e in Liguria, fa il suo esordio in Toscana con una delibera specifica approvata a inizio giugno. Su tutti gli assistiti, dovrà offrire consulenza sugli stili di vita e sui comportamenti a rischio. Poi, con riguardo alla fragilità e alle cronicità, sarà chiamato anche a demedicalizzare ove possibile la vita dei pazienti che invecchiando sono comunque destinati a presentare crescenti complessità. Dovrà trascorrere inoltre buona parte del suo tempo a domicilio con pazienti e famiglie; potrà così identificare gli effetti dei fattori socio economici sulla salute della famiglia e chiedere all’occorrenza l’intervento dei servizi territoriali. La famiglia, nella delibera toscana, è identificata come l’unità base, il tassello di cui si compone la comunità che fa da riferimento all’azione dell’IFC. Altra funzione chiave, far sì che un paziente dimesso dall’ospedale non si trovi abbandonato a sé stesso: una volta che i pazienti tornano sul territorio l’infermiere assicurerà loro l’assistenza domiciliare infermieristica, quella di cui un utente dimesso potrebbe avere bisogno nelle 24 ore, e sarà il punto di collegamento tra famiglia e i medici di medicina generale.

Compiti di questo tipo vengono da lontano e si affermano con il crescere dei compiti dei medici di famiglia nei confronti dei propri pazienti cronici. Sono previsti dalla Conferenza mondiale sul Nursing di Vienna del 1988, di qui in tutto il mondo anglosassone, e poi dal 2000 a livello mondiale dal documento Salute 21 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Da noi si aprono spazi in particolare nel Piano nazionale Cronicità del 2016. In Toscana l’infermiere sarà relativamente autonomo, dovendo aderire solo a regole decise insieme nel team delle cure primarie di cui è supervisore il medico di famiglia: ma in tema sanitario e socioassistenziale avrà ampi margini di responsabilità. La delibera non fissa un rapporto ottimale tra infermiere territoriale e assistiti come per il medico di famiglia (uno a mille in quest’ultimo caso) ma nei distretti Asl toscani le sperimentazioni contemplano un infermiere ogni 3500 abitanti. Per trovare un altro “ottimale” bisogna andare in Piemonte, regione dove nell’ambito del progetto CoNSENSo (Community nurse supporting elderly in a changing society) è stata riservata ai soli anziani nelle Asl di Torino e Cuneo la proporzione di un infermiere ogni 500 abitanti. 

«È un’iniziativa lodevole che va a colmare un vuoto legislativo italiano, ringraziamo la regione Toscana per aver dato inizio a un percorso», afferma il presidente del sindacato Nursing Up Antonio De Palma. Che sollecita però il Governo ad introdurre la nuova figura a livello nazionale, anche per uniformare i percorsi e i temi di insegnamento. In precedenza, la Presidente della Federazione Ordini Infermieristici Barbara Mangiacavalli aveva risposto a chi, specie nel mondo medico, teme invasioni di campo. «L’infermiere non fa diagnosi e terapia, ma nell’assistenza è preparato e formato ad altissimi livelli. La responsabilità assegnata ai nostri professionisti è stata negli ultimi anni crescente. E non certo per risparmiare sulla spesa, ma per razionalizzare i servizi e l’assistenza, in modo da evitare duplicazioni e disagi per ha bisogno di cure». Il sindacato Nursind sottolinea di essere stato il primo a promuovere la figura dell’infermiere di famiglia con una polemica nel 2012, e una causa vinta con un ordine dei medici: il presidente Andrea Bottega rilevava che vi fossero pazienti assistiti in ospedale da infermieri per i quali però il medico di famiglia prende la quota convenzionale senza fare nulla. Oggi il clima appare cambiato anche se ci sono passaggi da perfezionare; come ha ricordato Vittorio Boscherini del sindacato medico Fimmg ad esempio «la regione meglio poteva specificare in delibera che è il team di cure primarie a decidere le regole che l’IFC applica; lui concorre a scriverle, ma non è svincolato da un coordinamento». Un errore «non ostativo», che dunque in ogni caso non ostacola l’avvio della sperimentazione.

Fonti:

·       http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/0/903836/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no

·       http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0030420.pdf

·       https://www.nurse24.it/images/allegati/delibera-toscana-infermiere-famiglia.pdf

·       http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?approfondimento_id=10957

·       https://www.infermieristicamente.it/articolo/9114/l-infermiere-di-famiglia-in-italia-dalle-denunce-alle-linee-guida/

·       https://nursingup.it/rassegna/818-sanita--nursing-up-a-governo-infermiere-di-famiglia-su-tutto-territorio.html

·       http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/infermiere-di-famiglia-dopo-il-piemonte-tocca-alla-toscana-dubbi-sul-ruolo-dei-medici/