MUTUE INTEGRATIVE, RITORNO DI FIAMMA: IL SERVIZIO SANITARIO DA SOLO NON CE LA FA PIU’

12 Giugno 2018

II fabbisogno sanitario degli italiani non trova piena copertura nell’offerta di servizi e prestazioni del servizio sanitario pubblico. A lanciare l’allarme è l’ottavo rapporto Censis-Rbm Assicurazione salute presentato nei giorni scorsi: nel 2017, ben 44 milioni di italiani hanno pagato esami visite e prestazioni sanitarie per intero o con ticket, e non è filata liscia. In 7 milioni si sono indebitati e 2,8 hanno dovuto vendere casa o smobilizzare investimenti per curarsi, la spesa totale è salita da 37 a 39,7 miliardi l’anno. Ogni famiglia ha speso 86 euro in più per curarsi ma non per tutti questo esborso – che è una media – è stato sostenibile. A ritrarsi è la sanità dei “livelli essenziali di assistenza”, dei fondamentali. Ad essere più arrabbiati sono, per il 43% del campione di mille adulti considerato, famiglie a basso reddito e per il 45% residenti al Sud. Per l'81% degli italiani la salute è una questione decisiva nello scegliere per chi votare. E sono più critici verso il Ssn gli elettori del Movimento 5 Stelle e della Lega (intorno al 40%). Paga un po’ meno chi ha un contratto di lavoro o chi è ricco: un 20% dei lavoratori ha una polizza sanitaria integrativa nel proprio contratto di lavoro o aziendale, o una polizza sanitaria individuale. Benefit che hanno il 97% dei francesi e oltre un terzo dei tedeschi.

«Chi già beneficia di una forma sanitaria integrativa - spiega Marco Vecchietti Ad Rbm Assicurazione Salute - ha la garanzia di avere già pagata oltre il 66% delle cure che dovrebbero pagare di tasca propria (il valore di rimborso medio nel 2017 si è attestato, infatti, a 433,15 Euro).

 

E aggiunge: « Attraverso la disponibilità per tutti i cittadini di una polizza sanitaria o di un fondo sanitario integrativo, si potrebbe così realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata di tutti i cittadini ad un sistema “collettivo”; si stima che questa impostazione potrebbe consentire di dimezzare e assicurare un contenimento della spesa sanitaria privata attualmente a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di Euro (oggi solo 5,7 miliardi di euro sono mediati da assicurazioni e fondi integrativi), con una riduzione dei costi medi pro capite attualmente finanziati “di tasca propria” di quasi 340 Euro»

Ci sono però anche prese di posizione nuove nel campione. Molti intervistati ritengono giusto “tutelare” –in ultima analisi– il Ssn penalizzando con tasse o limitazioni nell'accesso persone che mettono a rischio la propria salute per via di stili di vita nocivi (fumatori, obesi etc). Su DoctorNews Ivan Cavicchi sociologo ed esperto di sanità vede il segno di un salto di qualità culturale, «i cittadini sanno di avere non solo diritti ma diritti e doveri. Guai però a dedurre che un fumatore si deve pagare le cure per il cancro al polmone, quando ben si sa che non c’è alcuna certezza definitiva di causalità tra il vizio e la malattia ma ci sono altre determinanti patologiche come gli inquinanti ambientali.

 

Occorre introdurre una questione degli oneri morali, “doveri” da non imporre per legge ma da far conoscere con l’educazione, come i vaccini, gli stili di vita sani». Quanto alla proposta delle mutue («già viste prima del 1978») per Cavicchi presentano due handicap: il rischio default «perché il finanziamento offerto dai contributi non può seguire il ritmo di crescita della domanda di salute» e la coscienza del fatto che per ora i fondi sanitari sono in prevalenza sostitutivi delle prestazioni del SSN e in concorrenza con quest’ultimo».

 

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