AUTONOMIA, FEBBRAIO MESE DECISIVO PER TRE REGIONI. E IN SANITÀ È GIÀ NORD CONTRO SUD

29 Gennaio 2019

Non penalizza il Sud il regionalismo differenziato, con le regioni del Nord –Veneto, Emilia Romagna, Lombardia – che potranno fare di più per la sanità dei propri cittadini grazie all’autonomia in arrivo. Lo ha detto il Ministro della Salute Giulia Grillo che, incontrata la collega agli Affari Regionali Erika Stefani, ha garantito: Se ci sarà da sostenere regioni in difficoltà, il Governo lo farà comunque. Tutto questo alla vigilia di febbraio, mese che –ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio in Veneto – sarà dedicato all’autonomia. Pronta la replica del presidente degli Ordini dei Medici Filippo Anelli. Che ha accusato proprio il regionalismo di aver creato disuguaglianze nell’accesso alle cure tra gli italiani. «Non vorremmo che l’atteggiamento del Ministro Grillo significhi una rinuncia alla battaglia per l’uguaglianza, o, peggio, l’investire il regionalismo di aspettative messianiche». Anelli ha dalla sua alcuni dati del 14° Rapporto Sanità di C.R.E.A. Sanità, centro ricerche dell’Università di Roma Tor Vergata diretto dal professor Federico Spandonaro. Questo rapporto dice che nel 2017, anno in cui sono stati varati i nuovi livelli essenziali di assistenza, con più prestazioni di prima, in realtà il servizio sanitario è risultato sempre meno accessibile. Centomila italiani in più che nel 2016, e dunque 4 milioni e mezzo (17,6% della popolazione), hanno ristretto le spese sanitarie in genere per motivi economici. E in questo insieme c’è un sottoinsieme di famiglie- oltre un milione – che hanno annullato del tutto le spese sanitarie: si tratta del 3,2% degli italiani, una percentuale che sale al 5,6% a Sud e Isole e al 5,1% al Centro. Meno danni ha fatto il ritrarsi del Servizio sanitario al Nord-Ovest (3,0% di famiglie che non possono permettersi le cure) e al Nord-Est (2,8%), nelle tre regioni che chiedono l’autonomia e nel Piemonte che, superato il deficit, è rientrato alla grande tra le regioni che meglio erogano i livelli essenziali di assistenza. E se a livello nazionale afferma di essere a disagio economico per le spese sanitarie il 5,5% delle famiglie, il dato sale al 7,9% al Sud con punte in Calabria e Sicilia, e scende al 2,3% in regioni già autonome come il Trentino Alto Adige.

 

Il problema tuttavia non è solo al Sud: la percezione della povertà appare più acuta nelle famiglie che vivono un peggioramento della propria condizione economica. E qui a sorpresa il C.R.E.A. Sanità rileva un maggior numero di casi di impoverimento al Nord, e non solo. Dichiarano di aver peggiorato il tenore di vita 416.694 famiglie e il picco è nel Lazio, dove il 2,7% delle famiglie si dice impoverito. Significa che sulle tasche dei residenti al Nord, la spesa privata destinata ai consumi sanitari crescendo fa sempre più male. E in effetti i divari qui sono molto alti, nel 2017 un Valdostano ha sborsato 1202,8 euro per farmaci ed esami, un Lombardo 927,8 euro, e un Campano circa 300 euro: la differenza di spesa privata tra la Regione con spesa massima e la Campania con spesa di 300 euro è pari a 902,2 euro. Il problema è che al crescere della sua quota un Campano ha più rischio di rinunciare alle prestazioni della sanità pubblica, che pure spesso vanno a prevenire malattie gravi; a dimostrarlo, il divario tra Nord e Sud nell’aspettativa di vita, con oltre un anno di svantaggio per il Mezzogiorno, che sale a tre anni di gap per i cittadini oltre i 65 anni. Grillo ha rassicurato: «In sanità abbiamo due livelli di valutazione, uno che riguarda le funzioni, l’altro lo spirito solidaristico tra Regioni richiamato dal Patto per la Salute». Al momento, ha fatto capire il ministro, il problema è sulle funzioni dove – specie vista la lite con la Presidenza della Calabria, regione in deficit, sulle nomine dei Commissari Asl – «è assolutamente necessario superare le rigidità e gli ostacoli che impediscono talvolta di assicurare servizi efficienti ai cittadini».

 

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