FARMACI, ITALIANI SPENDONO SEMPRE DI PIU. RAPPORTO OSMED ACCENDE RIFLETTORI SU ADERENZA ALLE CURE

10 Settembre 2019

Il Rapporto Osmed 2018 sull’uso dei farmaci presentato nelle scorse settimane ci dice più novità: primo, gli italiani spendono sempre di più di tasca loro per i farmaci, soprattutto per curare dolori e stress, mentre la spesa del servizio sanitario ristagna; secondo, della loro spesa, che è pari a 8,38 miliardi rispetto ai circa 21 miliardi scarsi di spesa del Servizio sanitario nazionale, almeno un miliardo potrebbe essere risparmiato, infatti è dedicato –specie al Sud– a pagare la differenza tra farmaco di marca e farmaco equivalente a minor costo, che il Ssn non copre; in compenso, è possibile che stiamo consumando in modo sempre più “responsabile” le medicine che ci paga la sanità pubblica. In realtà il condizionale è d’obbligo. Il Rapporto a cura dell’Agenzia del Farmaco infatti valuta per la prima volta aderenza e persistenza dei pazienti alle terapie. E come seconda novità presenta uno “spaccato” delle cure più utilizzate da anziani sopra i 65 anni, minori sotto i 18 anni e donne in gravidanza, considerate categorie più fragili.

Partiamo da quella che gli Anglosassoni chiamano “compliance”: si esplica intanto nell’aderenza, che ci dice quanta dose di terapia in percentuale consuma un paziente rispetto a quella prescritta dal medico per un dato lasso di tempo (ad esempio il mese o il bimestre delle terapie per i cronici). Sopra l’80% di consumo il paziente è aderente, sotto il 40% non è aderente, in mezzo c’è tanto margine di miglioramento. La persistenza invece ci dice quanto a lungo un paziente cronico prende una medicina prima di interrompere la cura. Ad esempio, sono ormai molto fedeli gli ipertesi: prendono oltre l’80% della terapia “a vita” contro l’ipertensione 24 destinatari di prescrizione su 100.  Ancor più fedeli sono quelli che si curano l'osteoporosi (29,8%). Pure per l'ipertrofia prostatica benigna il 22,4 % dei maschi non “sgarra”. E nel complesso i maschi sembrano un po’ più fedeli delle femmine. Al contrario, inibitori della formazione di acido urico contro la gotta, statine contro il colesterolo e antidepressivi hanno rispettivamente il 57,5%, il 41,6% e il 40,1% di scarsa o mancata aderenza. Difficile capire se perché le malattie danno meno sintomi o sembrano inizialmente meno modificabili dalla terapia. Quanto alla persistenza, la distanza tra inizio ed interruzione del trattamento è più lunga per i pazienti in cura con antipertensivi (189 giorni) e anti-osteoporotici (182), mentre si conferma più breve per i farmaci inibitori della formazione di acido urico (61). Che l’aderenza e la persistenza siano in pur lieve crescita, si potrebbe evincere da alcuni indicatori. La spesa farmaceutica sul territorio –sui cui prodotti è monitorata per lo più l’aderenza dei pazienti cronici– ha fatto segnare il quarto calo consecutivo, di oltre il 4% in termini di spesa e di poco meno dell’1% in ternmini di confezioni vendute.

Ma al di là delle confezioni dispensate in farmacia esiste un altro indicatore che ci dice più da vicino quanti farmaci sono stati consumati. Un po’ “grezza” nel nostro caso -include i consumi ospedalieri, lievemente aumentati- la misura delle daily defined dose DDD ci dice che lo scorso anno sono stati consumati più medicinali del 2017 anche se ne sono stati dispensati un po’meno. Ogni giorno sono state consumate 978,8 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti, in crescita dell’1% circa rispetto al 2017.

Nell’anziano i farmaci più prescritti dai medici del Ssn sono per l’apparato cardiovascolare; al secondo posto gli antibiotici superano i farmaci anti-reflusso; seguono farmaci contro il diabete, antitrombotici, statine (34%) ed antidolorifici (32,8%). Nei bambini sono più usati gli antibiotici (46,4% del campione), seguiti dagli anti-asma (24,3%) ormoni (8,4%). Nelle donne in gravidanza al primo posto ci sono prodotti per sangue e organi emopoietici (55,9%), quindi antibiotici (41,5%) La spesa a carico del cittadino, al di là della differenza tra brand e generico e del prezzo del ticket, che insieme hanno totalizzato 1,6 miliardi, si compone per 5,4 miliardi di acquisti di medicine in classe C e di automedicazione e per altri 1,4 miliardi dell’acquisto privato di medicinali di fascia A. Il paracetamolo, contro febbre e raffreddore ma anche dolore, è il principio che ha generato la spesa più elevata, 159 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto al 2017; le benzodiazepine, categoria più acquistata (“antidepressivi”), assommano al 26% delle dosi medie giornaliere.

 

Fonti:

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Rapporto_OsMed_2018.pdf/c9eb79f9-b791-2759-4a9e-e56e1348a976

http://www.farmacista33.it/aderenza-terapeutica-osmed-ampi-spazi-di-miglioramento-in-cui-intervenire/politica-e-sanita/news--49003.html