INFLUENZA 2019, NEI PRONTI SOCCORSO TANTI ADULTI E QUALCHE DISAGIO DOVUTO AD ORGANICI IN APNEA

10 Febbraio 2018

Moltissimi bambini e casi non banali tra gli adulti. In questo si è tradotta l’ultima epidemia influenzale – fin qui la terza peggiore dal 2004 ad oggi – nelle case degli italiani ma anche nei pronti soccorso. Ci sono finiti in molti tra i 4,5 milioni di italiani colpiti dal virus stagionale. E tra le 52 vittime e i circa 300 casi gravi curati non ci sono solo anziani: l’identikit “medio” è di un “over 50” non vaccinato nell’84% dei casi, spesso con patologie concomitanti; i bambini invece si sono ammalati più spesso. Dai grafici della rete dei 773 medici sentinella che afferiscono all’osservatorio Influnet dell’Istituto superiore di Sanità si ricava che il picco dovrebbe essersi verificato nella prima settimana di febbraio, circa 832.000 casi (13,8 casi per mille assistiti, superata soglia di intensità «media» di 12,8 casi per mille assistiti) e rispetto al 2017 si prevedono più casi -fin oltre 6 milioni ha preannunciato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Iss – perché la coda epidemica potrebbe essere lunga, e solo a fine febbraio si dovrebbe vedere una reale riduzione dei contagi. «Il declino dipende dalle condizioni meteorologiche: se fa meno freddo e si sta meno in locali affollati, il virus circola meno». I bambini, specie tra 0 e 4 anni, restano i più colpiti, con un’incidenza 4 volte superiore (42,8 casi ogni 1000 assistiti) come conferma Silvestro Scotti leader dei medici di famiglia del sindacato Fimmg che però per Napoli parla, per le altre fasce d’età e fino alla terza decade di gennaio, di un'incidenza complessiva almeno del 50% inferiore al 2018. Il dato di Scotti sembra un po’ in controtendenza con i dati della rete Influnet che vedono Campania, Calabria e regioni del Centro e Nord-Est più colpite (peraltro l’incidenza osservata in alcune regioni varia in base al numero di medici e pediatri coinvolti nell’invio dei loro dati). Nel complesso, una certezza: gli anziani oltre i 65 anni sono la curva con le frequenze di malattia più basse e meno tendenti a impennarsi.

 

Molto probabilmente è legato a loro l’aumento nella percentuale di vaccini registrato dal virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano «un buon segnale dopo anni di sfiducia da parte degli italiani». Più che gli anni scorsi, sono dunque bambini e adulti, alle prese questi ultimi anche con ricadute e complicanze broncopolmonari, ad afferire ai numeri dell’emergenza sanitaria territoriale-118 e soprattutto ai pronti soccorso che nelle grandi città sono andati in tilt specie in Lazio e Lombardia. Ma qui, come annota Stefano Magnone segretario del sindacato ospedalieri Anaao Assomed in Lombardia le «shock room congestionate da pazienti che non trovano un letto per giorni e giorni», sono la cartina tornasole di una serie di disservizi organizzativi. C’è un’ospedalità privata priva di pronti soccorso ma accreditata pure per gli acuti, che però «rinvia i pazienti non appena richiedono cure davvero acute»; c’è un’ospedalità pubblica che certo con una media di 38 mila euro stanziati sui 104 ospedali con Ps accreditati non può assumere personale; c’è poi un panorama di pronti soccorso frammentati e complessivamente piccoli, un Ps lombardo su tre ha  avuto nel 2016 meno di 20 mila accessi l’anno, non rispettando gli standard nazionali, e la media di accessi nei Ps pubblici è di circa 35 mila l’anno, nel privato la metà: 17 mila, un impegno «poco più che simbolico. Questi pochi numeri –sottolinea Magnone – dimostrano come la rete ospedaliera lombarda sia anacronistica, insostenibile e inefficiente, e mantenere aperti centri con affluenza così bassa costituisce un grave elemento di insicurezza per i pazienti e per gli stessi professionisti sanitari».

 

Fonti:

http://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/epidemiologica/Influnet_2019_05.pdf

http://www.quotidianosanita.it/lombardia/articolo.php?articolo_id=70575

http://www.fimmg.org/index.php?action=pages&m=view&p=18&art=3072