CERTIFICATI INAIL, QUOTA UGUALE PER TUTTI IN BUSTA PAGA. MA INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI SONO SEMPRE PIÙ FREQUENTI E COMPLESSI

19 Febbraio 2018

Meno soldi, e probabilmente più lavoro da fare, anche se non per tutti. Questo lo scenario per i medici, di famiglia e di pronti soccorso, dopo che la Finanziaria 2019 ha vietato di farsi pagare dai pazienti i certificati di infortunio e di malattia professionale dirottando i camici sulla certificazione telematica. I commi 526-530 prevedono che le risorse impegnate dall’Inail per i certificati, e fin qui spese solo per una parte di essi, quelli inviati online, siano destinate a tutti i medici di famiglia, indipendentemente dagli infortuni certificati, suddivisi nelle quote capitarie con criteri stabiliti tra sindacati e regioni e, per gli ospedalieri, siano trasformati in una somma forfettaria in più nel contratto. I pochi medici di famiglia che tuttora inviano i modelli online senza farli pagare ai pazienti, sulla base di una convenzione con Inail del 2007 prendono dall’istituto 27,5 euro per certificato di apertura, continuazione, chiusura – massimo tre a pratica – più i 5 euro dell’invio telematico. Ma già nel 2009 l’accordo era stato disdettato dai sindacati per gli eccessivi ritardi nei pagamenti. In ogni caso, da gennaio (comma 530 della manovra) è illegale certificare in libera professione. Non tutti i sindacati però ne sono certi. Roberto Carlo Rossi presidente dello Snami Lombardia, sigla che non aveva nemmeno firmato l’accordo con Inail, ha interpellato avvocati e dice: «Vorrei poter al più presto consigliare agli iscritti e alla categoria di continuare come sempre in attesa di un accordo. È una vergogna mettere in una legge una norma che interessa i contratti e la trattativa sindacale, senza discuterla con le categorie interessate». Il Sindacato Medici Italiani con Gian Massimo Gioria, Responsabile Assistenza Primaria dice no alla ripartizione in quota capitaria e afferma che i 25 milioni individuati dalla Finanziaria per ripartirli tra tutti i medici italiani, del territorio e di Ps, così da retribuire le certificazioni, sono fondi del tutto insufficienti.

 

In effetti bisognerà calcolare bene le categorie interessate alla ripartizione dei fondi. Ma bisognerà considerare anche che gli infortuni sul lavoro non diminuiscono e sono sempre più gravi. L’aumento delle denunce presentate all’Inail nel 2018 – in tutto 641.261 – è stato dello 0,9% sul 2017, ma i morti –1133– sono aumentati del 10,1%. E crescono, del 2,5%, pure le patologie di professionali denunciate, 59.585, registrate soprattutto tra i lavoratori extracomunitari (+9,3%). Le denunce sono cresciute soprattutto nel Nord Est (2,2% con un incremento del 5,4% a Bolzano e del 3,9% in Friuli Venezia Giulia) e sono calate al Centro e Isole ma il numero di casi mortali è stato superiore al 2017, in tutti i mesi. Spicca agosto, con 132 decessi contro i 78 dell’agosto 2017 (quasi il 70% in più), alcuni dei quali causati dai cosiddetti incidenti “plurimi”.  Gli uomini registrano un aumento di infortuni dell’1,4% (da 406.689 a 412.300 denunce) e le donne dello 0,1% (circa 228 mila casi). Tra le malattie professionali, l’incremento è del 2,8% nell’industria, oltre 47 mila casi, e dell’1,8 in agricoltura con 11491 casi. Le più diffuse sono le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (36.637 casi), seguite da quelle del sistema nervoso (6.681, in prevalenza sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (4.574), del sistema respiratorio (2.613) e dai tumori (2.461). In ogni caso, la trattativa dei medici di famiglia con il Servizio sanitario si preannuncia fronte caldo anche per motivi che dai compiti della sanità pubblica propriamente detta esulano.

 

 

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