VIOLENZA AI MEDICI: A RISCHIO NON SOLO GUARDIA MEDICA MA ANCHE PRONTI SOCCORSO, PSICHIATRIA E SERVIZI TOSSICODIPENDENZE

30 Giugno 2018

Ambulanze sequestrate a Napoli per raggiungere il luogo di un incidente; una dottoressa del 118, sempre a Napoli, presa a schiaffi dai parenti di una coppia caduta dal motorino mentre soccorreva, perché si voleva dirottare i pazienti in altro ospedale; familiari di ricoverati che tentano di strozzare i medici di turno a Roma; sanitari del 118 tenuti in ostaggio a Bari da pazienti armati di katana. Le aggressioni ai medici ospedalieri e d’urgenza si affiancano a quelle ai medici di guardia, come la dottoressa di Trecastagni, Catania, violentata in autunno da uno squilibrato. In entrambi i settori, prime statistiche fanno luce sull’inadeguatezza delle tutele; la più recente, del sindacato Anaao Assomed, condotta tra aprile e maggio, sonda 1280 medici ospedalieri che in due terzi dei casi riferiscono di aver subito aggressioni. I rischi si corrono soprattutto in pronto soccorso e psichiatria: 65 su 100 affermano di essere stati vittime di aggressioni, di cui il 66,19% verbali e il 33,81 fisiche. Al Sud, peggio finanziato, la percentuale di aggressioni si alza al 72,1%. In Pronto Soccorso ed emergenza 118 sale all’80,2%. Per le aggressioni fisiche i più colpiti sono i medici dei reparti di Psichiatria e dei servizi territoriali Sert che si occupano delle tossicodipendenze (34,12%) e i medici di Pronto soccorso/118 (20,26%).

 

Una raccomandazione del Ministero della Salute, la numero 8 del 2007, prevede l’identificazione delle aggressioni come eventi sentinella da parte delle Direzioni aziendali, ma un rispondente su due non lo sa; addirittura per il 18% questi eventi non sono riconosciuti dai vertici ospedalieri. Eppure quasi un intervistato su quattro è a conoscenza di casi di aggressione esitati in invalidità permanente o decesso del sanitario. Ancora: la maggioranza (56,4%) dei protagonisti del sondaggio curato da Elisabetta Lombardo, Segretaria Anaao Policlinico Catania, che ha avuto più risposte (54%) tra le dottoresse, non immagina che il problema sia competenza del sindacato; il 30% è convinto non venga mai discusso ai tavoli. Pochi sanno che gli amministratori sono garanti della sicurezza dei dipendenti, devono applicare la Raccomandazione n.8, usare sistemi di vigilanza e adottare misure anti-affollamento.  Tra le proposte: campagne tipo pubblicità progresso, più vigilanza armata, modifiche dell’edilizia sanitaria, videosorveglianza, corsi ECM di autodifesa. 

La convenzione firmata a marzo dai medici di famiglia ha intanto vincolato a livello nazionale i manager delle Asl a rendere idonee le sedi di guardia medica sparse sul territorio: non si dovrebbero più vedere situazioni come quella testimoniata da Fimmg in Abruzzo dove, su 81 sedi di guardia medica censite, olo tre hanno la porta blindata, quattro il vetro antisfondamento, e il 26% ha le inferriate (ma si crolla al 9% nella zona di Chieti). E ancora: ci sono telecamere solo nel 9% delle sedi, videocitofono nel 31%, e citofono nel 50.

 

L’allarme collegato al 112 dei Carabinieri è in due sole sedi. Per arginare la violenza la Federazione degli Ordini ha inserito, tra gli obiettivi fissati dalla Commissione Ecm nel percorso formativo 2017-19, la capacità di gestire situazioni che possano sfociare in episodi violenti. «Inoltre – spiega il Presidente Filippo Anelli – abbiamo promosso al Ministero della Salute un Osservatorio nazionale sulla violenza, indagini sulla qualità delle sedi di Continuità Assistenziale presso Nas ed ispettorati del lavoro, monitoraggi degli episodi di violenza nelle Regioni; con i direttori generali discuteremo nuovi criteri sulla compilazione del documento di valutazione del rischio affinché le aziende sanitarie tutelino di più le sedi di guardia medica». Ma anche Stato e cittadini devono fare la loro parte. All’indomani dell’episodio della dottoressa schiaffeggiata a Napoli, Anelli ha ricordato agli italiani che i medici sono dalla loro parte «anche quando ci aggredite per una prestazione negata, o solo per rabbia contro una medicina che non può essere infallibile. Abbiamo bisogno che anche voi torniate ad essere dalla nostra parte: non c’è relazione di cura senza rispetto».    

 

Fonti: