AMBULANZE SENZA MEDICI, ARRIVA UNA PROPOSTA DI RIFORMA DEL SISTEMA EMERGENZA

22 Ottobre 2019

Oltre un minuto. È il tempo che ci vuole per chi digita il numero 112 affinché la chiamata sia trasferita alla centrale operativa del 118. Sessanta secondi spesso determinanti in un infarto o in un ictus. Quest’estate Emilio Viafora presidente di Federconsumatori ha chiesto al ministro della Salute di mantenere i medici nelle ambulanze e di tenere come numero per le emergenze il 118 anche se le direttive europee richiedono di usare il 112 per tutte le emergenze, sanitarie e non. Ora una mozione del Movimento 5 Stelle in senato, mette nero su bianco le richieste dei consumatori, nel frattempo appoggiate da società scientifiche di medici e sanitari come la Società Sistema 118, da sindacati medici come Fimmg, dagli Ordini dei medici. Il testo a a prima firma dell’onorevole Maria Domenica Castellone impegna governo e regioni a far sì che il numero 118 sia utilizzabile in parallelo al 112, che i servizi di emergenza sanitaria territoriale siano su base provinciale e geo-localizzino le chiamate per evaderle il più rapidamente possibile, che gli operatori nei mezzi di soccorso siano qualificati e certificati, e periodicamente addestrati. E ancora, chiede si dia il via a ricognizioni regionali dei medici disponibili per utilizzare più camici possibili nei mezzi di soccorso, insieme ad infermieri di area critica, che non ci siano aree del paese svantaggiate, che il ricorso ai volontari sia limitato all’indispensabile e siano privilegiate nelle convenzioni con associazioni di volontariato quelle che fanno regolare contratto ai soccorritori.

 

L’esigenza di riorganizzare i servizi di emergenza territoriale parte 27 anni fa. Il Dpr 27 marzo 1992 sostituì il concetto di trasporto del paziente al pronto soccorso più vicino, con quello di trasporto assistito al pronto soccorso più idoneo. Nel 2015, 23 anni dopo, il decreto ministeriale sugli standard ospedalieri ha diviso i mezzi di soccorso in “base” (ambulanze con autista soccorritore, operatore defibrillatore automatico esterno), “intermedi” (con infermiere) ed avanzati (con infermiere preferibilmente di area critica e medico). Nella realtà, per carenze di medici spesso le regioni e le Asl hanno utilizzato mezzi con soli infermieri di area critica e in un caso, l’Emilia Romagna, sono state attribuite agli infermieri funzioni esercitate da medici. Questo ha portato a un procedimento disciplinare dell’Ordine dei Medici di Bologna culminato con sanzioni importanti ai vertici di 118 e direzione sanitaria Asl (avrebbero favorito esercizio abusivo della professione medica) e all’Assessore Sanità Sergio Venturi, medico egli stesso. Gli “standard” del 2015 chiedono un mezzo di soccorso avanzato ogni 60 mila abitanti od ogni 350 kmq. Per i medici e i consumatori in questi mezzi ci vuole il medico. Spiega il presidente della Federazione degli Ordini Filippo Anelli, oggi: « È necessario dare uniformità al Sistema, ora estremamente frammentato sul territorio nazionale. Deve esserci ovunque un congruo numero di mezzi di soccorso avanzato con a bordo il medico, l’infermiere e l’autista soccorritore. Oggi nelle diverse Regioni abbiamo le più variegate procedure. L’assistenza deve invece essere uguale: da Bolzano alla Sicilia, il paziente va trattato nella miglior maniera e nel minor tempo per assicurargli una sopravvivenza di qualità».

 

La mozione del M5S è un passo per avere più medici possibili nei mezzi di soccorso. Ed espone un’altra richiesta chiave: ai sanitari del 118, tutti, va corrisposta un’indennità di rischio biologico ed ambientale in relazione al rischio di infortuni, aggressioni e del contesto usurante del lavoro. In maggioranza i medici dell’emergenza non sono dipendenti: hanno una convenzione come i medici di famiglia, e i giudici (sentenza 229/19 della Corte d’appello di Ancona) non riconoscono loro i diritti dei dipendenti. Anzi, sempre nelle Marche, alcune ex Asl – segnala il Sindacato Medici Italiani Smi– stanno proponendo contratti di natura libero-professionale meno tutelanti. Intanto, per carenza di medici nei pronti soccorso la Regione ha indetto un concorso che consente di passare alla dipendenza, sebbene a termine, a medici non specialisti con soli 3 anni di attività nel 118. Risultato: molti medici starebbero lasciando ambulanze e servizi territoriali per l’ospedale.

 

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