POCHI, SPECIE SE GIOVANI, E RICHIESTI: I MEDICI ITALIANI NON SONO PIU' UNA "PLETORA"

22 Gennaio 2019

Un sottile filo rosso lega lo sciopero dei medici ospedalieri del prossimo 25 gennaio al rapporto Eurostat Healthcare personnel che traccia uno screening per età, sesso, distribuzione della popolazione medica nei paesi dell’Unione Europea. Noi abbiamo sempre meno medici e sempre più vecchi, e all’estero piacciono tutte e due le tipologie, s’è vero che in Veneto “reclutatori” provenienti in particolare da paesi di lingua tedesca si aggirano per attrarre i medici del Servizio pubblico prospettando emolumenti doppi o tripli di quelli percepiti in Italia, e un tutor per superare i problemi di lingua.

Pochi giovani - Il numero dei medici italiani, come rivela Eurostat, è stagnante come in altri Paesi; ma il nostro servizio sanitario è impoverito da anni di mancato turn-over. Inoltre ad essere chiamati sono spesso i giovani, quindi ci sono problemi per la sopravvivenza della “specie”. Su 1,8 milioni di medici in Europa, il record è in Germania con 350 mila, ma noi seguiamo a ruota con 240 mila e fin qui come proporzione medici-abitanti ci siamo quasi. Ma degli italiani il 54% ha più di 55 anni. Seguono 209 mila medici francesi e 183 mila anglosassoni, 178 mila spagnoli ma anche qui va tenuto conto che la popolazione spagnola è meno di tre quarti di quella britannica, quindi c’è penuria in UK o pletora in Spagna. Questi rapporti di forza spiegano in parte perché dal 2011 al 2016 il rapporto medici/residenti è cresciuto in tutta l’Ue –da 297 a 377 medici ogni 100 mila abitanti – tranne che in Spagna o Cipro dove è stabile e in Grecia dove è diminuito.

Generici anche in ospedale - In Italia l’ospedale raccoglie metà dei medici suddivisi in una cinquantina di specialità. In Francia e paesi scandinavi ne raccoglie fino all’80%. Gli ospedali ospitano più medici, ma non perché gli specialisti siano di più dei “generici”. In Francia, dove l’ospedale impiega l’80% dei medici, preponderano i “generici”. Nemmeno la presenza di una forte sanità pubblica sembra influenzare il peso degli ospedali rispetto alle politiche territoriali.

Camici anziani nei paesi poveri – Il fatto che una popolazione medica sia più vecchia, nell’indagine, non sembra legato solo al preponderare di contratti “ingessati” o poco appetibili per i giovani, alla crisi del posto fisso o del servizio sanitario pubblico: i paesi con medici giovani hanno un sistema formativo che butta presto nella mischia (Regno Unito), hanno vissuto sviluppo economico e demografico (Turchia) o presentano un aumento della componente femminile che nell’Est Europa tocca picchi del 75-80% della popolazione medica.

Più medici nei paesi in crescita - Per contro, il fatto che la crisi abbia tagliato le gambe alla demografia medica in Grecia ed a Cipro e ci sia quasi riuscita, generando mancato turnover in Italia per necessità di non spendere, fa capire come le condizioni economiche influenzino non solo la piramide delle età dei medici ma anche e soprattutto l’entità della popolazione medica.

Carlo Palermo segretario del sindacato Anaao Assomed ha più volte ricordato che formare un medico specialista all’Italia costa quanto al “pubblico” comprare una Ferrari nuova: i “vecchi” per il loro valore aggiunto e soprattutto i giovani per ciò che possono dare, vanno tenuti in casa, con politiche che rendano appetibile il lavoro. Non c’è solo il veneto, spiega Palermo. «Cresce il numero di medici piemontesi che fanno i transfrontalieri con la Svizzera o di giovani medici che in Francia ed in Inghilterra non manifestano alcuna intenzione di tornare. Per questo, ogni sforzo deve essere messo in campo» a cominciare dagli obiettivi indicati nella vertenza sul contratto.

 

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