LINEA GUIDA DEL GOVERNO, LA BRUTTA CALLIGRAFIA IN RICETTA PUÒ PORTARE IL MEDICO ALLA SBARRA

28 Dicembre 2018

No all’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli: può indurre in errore e causare danni ai pazienti. Lo ha stabilito il Ministero della Salute che a dicembre (Ufficio 3 Programmazione sanitaria) ha elaborato una raccomandazione a Regioni aziende sanitarie medici infermieri coinvolti nella terapia e gestione dei farmaci, inclusi medici di famiglia e di guardia e farmacisti di comunità oltre che i risk-manager. La raccomandazione standardizza la prescrizione che dev’essere chiara, senza troppi simboli, univoca, il più possibile in stampatello e per esteso, e limitata se verbale: chi non si attenesse alla raccomandazione potrebbe avere conseguenze nelle aule dei tribunali in caso di danno ove il giudice ravvisasse che la raccomandazione c’era e andava seguita. Perché intervenire su un tema di sostanziale “brutta calligrafia” trascurato dalla notte dei tempi? Il Ministero cita il Medmarx reporting system ed altri studi internazionali i quali hanno evidenziato che la maggior parte degli errori in terapia si verificano durante la prescrizione e riguardano abbreviazioni e il confondimento tra farmaci con nomi o pronuncia simili o tra unità di misura e dosaggi. In Italia soprattutto in chemioterapia le Unità Farmaci Antiblastici (UFA) segnalano errori nelle prescrizioni cartacee attribuibili agli acronimi dei protocolli e alle abbreviazioni dei nomi. Il Ministero affronta due nodi: la prescrizione verbale e quella scritta. Sebbene sconsigliata, la prescrizione verbale è tuttora usata in situazioni di emergenza ma “vale” solo da medico a medico o sanitario e va disciplinata in una procedura aziendale o limitata a situazioni di emergenza-urgenza predefinite (Sala Operatoria, Pronto Soccorso o Terapia Intensiva) o richiamando Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali già presi in carico dal medico che ha fatto la diagnosi. Il Ministero sancisce che la prescrizione verbale di farmaci antitumorali va sempre vietata. Per gli altri farmaci va ammessa dalla procedura aziendale, e se ammessa il medico, chiesta l’identificazione del sanitario incaricato alla somministrazione, comunica la prescrizione specificando il nome del farmaco, il dosaggio, la posologia, la via di somministrazione e l’interlocutore ripete tutta la prescrizione verbale e chiede conferma; il medico prescrittore conferma e/o corregge.

 

E veniamo agli interventi per standardizzare abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli da apporre nella ricetta SSN ma anche nel foglio unico di terapia cartaceo ed elettronico, nella scheda della riconciliazione farmacologica, nella documentazione sanitaria utilizzata e prodotta durante le varie fasi di gestione del farmaco in ospedale e sul territorio (inclusa la lettera di dimissione), nella redazione dei Piani terapeutici, nelle stesse istruzioni di posologia al paziente da parte di medico di famiglia e pediatra. In una tabella a fine documento sono riportati gli accorgimenti anti-confusione: al posto di abbreviazioni e formule chimiche per indicare il nome di un farmaco va espresso il nome del principio attivo per esteso e completo; vietato usare solo l’acronimo per i protocolli di chemioterapia, vanno inseriti i nomi dei principi attivi per esteso con la relativa posologia. Anche la parola “unità” va scritta per esteso poiché solo U può essere male interpretato come
0 (zero) causando un sovradosaggio di 10 volte. In qualche caso 4U può essere letto come 40. Nell’indicare le centinaia di migliaia o il milione di unità va usato il punto per separare i tre zeri o in alternativa parole come 1 milione per favorire la corretta interpretazione. I simboli possono essere interpretati come numeri: per una “zampa di gallina” il “più” a volte può sembrare un “quattro”, meglio scriverlo per esteso (!), e il cc di centimetro cubo può essere confuso con lo zero, meglio usare “ml” di millilitro; microgrammo va scritto per esteso altrimenti si capisce milligrammo. Le dosi possono essere espresse solo da numeri interi senza virgola e zero; lo zero va sempre scritto prima della virgola. In alternativa i decimali inferiori vanno trasformati in unità e 0,5 grammi in 500 milligrammi. Le Regioni dovranno coordinare procedure da far adottare ad Asl ed ospedali e monitorarne l’applicazione così da uniformare i comportamenti, e le Aziende sanitarie che già dispongono di una procedura in materia dovranno aggiornarla in accordo con le Regioni.

 

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