TICKET SEMPRE MENO INCISIVI ANCHE IN TEMPI DI CRISI, TRE REGIONI LI RIMODULANO

23 Luglio 2018

Il ticket di 10 euro introdotto sette anni fa come misura di “dissuasione” per le visite specialistiche sta venendo meno in alcune regioni italiane. In questo mese tre regioni sono ulteriormente intervenute per abbatterne l’entità ed abolirlo per alcune fasce di reddito e pazienti: si tratta di Emilia-Romagna, Lombardia ed Abruzzo. Altre regioni - Trentino Alto Adige Val d’Aosta e Sardegna, a statuto speciale - lo hanno già abolito. Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Veneto e Marche negli anni scorsi lo hanno riarticolato in base al reddito mentre Lombardia e Piemonte- lo hanno calibrato in base al tipo di prestazione richiesto. Il balzello non interessa i medicinali ma si aggiunge al costo dell’esame o della visita versato a titolo di compartecipazione sulla spesa del servizio sanitario da chi non gode di esenzioni per reddito o patologia. Fu introdotto nel 2011 quando era premier ancora Berlusconi ed evita alle casse pubbliche un esborso di 834 milioni di euro. Tuttavia, in una società che invecchia non solo alza i prezzi delle prestazioni pubbliche rendendoli meno competitivi, ma è mal tollerato dagli elettori; ne sono esenti bambini ed anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui, disoccupati, pensionati sociali e pensionati minimi con familiari a carico, malati cronici e cittadini affetti da malattie rare in possesso dell’attestato dell’Asl, invalidi civili, di guerra, per lavoro e servizio. In molti casi, gli altri residenti pagano per due. Ecco perché gli interventi non sono finiti.

Ha aperto le danze il 1° luglio la Lombardia, dove, grazie a un finanziamento di circa 21 milioni, si dimezzano in media i ticket aggiuntivi per i servizi, i tetti massimi si abbassano da un top di 30 a 15 euro. Si tratta di cifre da versare in aggiunta al ticket nazionale il quale arriva fino a 36 euro ed esiste dall’82, ed è intoccabile per giurisprudenza della Corte Costituzionale. «veniamo incontro a chi è costretto a sottoporsi ad esami diagnostici richiesti per accertare la presenza o il controllo di gravi patologie o per importanti attività di prevenzione", dice l’assessore alla sanità Giulio Gallera.

In realtà i miglioramenti sono contenuti: La compartecipazione massima, ieri di 66 euro (36 più 30) scenderà a 51 euro. In base ai calcoli dell’assessore «beneficeranno un milione e mezzo di lombardi, ma la protezione per le fasce più fragili è già ampiamente garantita dai 70 milioni che la Regione spende per esenzioni aggiuntive ad under 14, disoccupati e cassintegrati, over 65 con reddito fino a 38.500 euro (anziché 36.151), e alle famiglie con reddito fino a 18 mila euro.

 

Anche la giunta della Regione Abruzzo dal 1° luglio per favorire l'accesso alle prestazioni sanitarie per le popolazioni a minore reddito ha ridotto a 5 euro la quota fissa di 10 euro per le ricette per prestazioni specialistiche ambulatoriali per la popolazione con reddito familiare superiore a euro 8263,31 e inferiore o uguale a 30mila euro, e azzerando il superticket sotto la cifra di 8263,31 euro. Silvio Paolucci, assessore alla sanità spiega che viene ad essere alleviata metà della popolazione della regione, da 18 mesi uscita dai piani di rientro dal deficit. «Le modalità di calcolo del reddito familiare tengono conto di diversi parametri come il numero di persone all'interno del nucleo e pertanto circa il 14% delle ricette vedrà azzerato il superticket mentre un altro 40% beneficerà del suo dimezzamento. Essendo però l’Abruzzo appena uscito dal mandato commissariale dovuto al deficit, la delibera va approvata dal Governo.  In Emilia-Romagna, dove fin qui erano stati salvaguardati i redditi più bassi, le buone notizie arriveranno dal 1° gennaio 2019 quando il balzello resterà in vigore solo per i redditi superiori ai 100mila euro annui, con un risparmio per i cittadini di 22 milioni di euro l’anno: quasi un milione di persone pagherà in tutto 22 milioni di euro in meno l’anno, risparmiati grazie all’utilizzo della centrale unica per gli acquisti di beni e servizi, che è riuscita a ottenere prezzi più bassi nelle gare per 370 milioni solo nel capitolo sanità.

 

Fonti: