LISTE D'ATTESA, REGIONI IN RITARDO PER MANCANZA DI PERSONALE, QUALCUNA GUARDA OLTRE

10 Settembre 2019

Dovrà azzerare le attese a partire da quest’anno ed evitare viaggi della speranza se non servono. Ma il nuovo Piano nazionale liste d’attesa 2019-2021 (Pngla), varato a febbraio, come afferma il portavoce della Federzione degli ordini degli infermieri (Fnopi) Tonino Aceti, stenta a decollare. A oltre 5 mesi dall’approvazione e 3 dalla prima scadenza prevista per i piani regionali, due regioni –Bolzano, Friuli-VG – non hanno recepito l’intesa e, insieme a Basilicata, Sardegna, non hanno ancora un proprio Piano. Invece Valle d’Aosta, Puglia - la prima a fare il piano in 35 giorni, Emilia Romagna, Marche e Sicilia hanno rispettato i tempi per prime; altre regioni come Sardegna e Lombardia ci hanno messo oltre 3 e oltre 4 mesi: 5 Regioni sono arrivate negli ultimi due mesi. Ogni regione va per conto suo nell’individuare il raggio in chilometri del territorio entro cui la prestazione va garantita nei tempi. Molise e Valle D’Aosta fanno coincidere l’area con l’intero territorio regionale; la Liguria con la superficie delle Asl; la Calabria individua 3 aree Nord-Centro-Sud. La Toscana fa riferimento alla zona distretto, ma per alcune prestazioni definisce bacini non superiori ai 400 mila abitanti. Altre Regioni rinviano ai Piani attuativi aziendali, come prevede il Piano nazionale. L’adozione di questi ultimi sarebbe dovuta avvenire entro giugno, a rispettare il Pngla, ma si stanno registrando ritardi. È invece partito a luglio l’Osservatorio nazionale sulle liste di attesa. Via anche al riparto dei 400 milioni di euro per l’infrastruttura tecnologica dei centri unici di prenotazione: il 26 luglio il Ministero della Salute ha inviato alla Conferenza Stato-Regioni il decreto. Come osserva Tonino Aceti portavoce dell’Ordine delle Professioni infermieristiche, «ora serve che il Ministero della Salute intervenga subito sulle Regioni che non hanno ancora recepito l’Intesa e approntato i propri Piani e verifichi le misure previste in quei Piani per individuare e rimuovere eventuali scostamenti dai principi del Piano Nazionale.

 

Anche le Regioni, a loro volta, dovrebbero verificare se le Asl stiano adottando Piani Attuativi Aziendali congrui rispetto agli indirizzi regionali. Inoltre è irrinunciabile un’informazione di qualità a livello nazionale, regionale e locale per spiegare i contenuti e le novità di questa innovazione». Secondo il Pngla, il 90% delle prestazioni va effettuato nei tempi, le soglie –riviste dalle regioni spesso in termini più competitivi- in caso contrario la regione perde le somme del riparto (e l’Asl dalla regione). In particolare, il Piano nazionale fissa tempi massimi per prestazioni ambulatoriali e di ricovero raggruppandole in categorie secondo urgenza. Per esami e visite le classi sono quattro: Urgenza da espletarsi entro 72 ore; urgenza Breve espletabile entro 10 giorni; urgenza Differibile: attesa entro 30 giorni se per visita specialistica, entro 60 giorni se per esame ma alcune regioni al Nord hanno tempi migliori e la Toscana ha dimezzato l’attesa per alcune prestazioni; Programmata da farsi entro 120 giorni. Se un cittadino non ottiene l’esame nei tempi stabiliti potrà eseguirlo in regime di libera professione intramoenia in ospedale pagando non la tariffa piena ma il ticket (se dovuto. I ricoveri sono classificati in gravi (A), da farsi entro 30 giorni in caso di rischio della vita; complessi (B), entro 60 giorni, per intenso dolore, gravi disfunzioni e disabilità ove non si prospetti però aggravamento imminente; meno complessi (C), entro 180 giorni, per casi con minimo dolore, disfunzione, disabilità; non gravi (D), espletabili entro 12 mesi. Molto del disagio dei pazienti nasce peraltro dall’assenza di una rete di cure appropriate una volta dimessi – spesso troppo presto dato l’alto indice di occupazione dei letti – e così in Lombardia la regione ha siglato con Cgil, Cisl e Uil un’intesa che prevede in ogni Asl (o meglio, Asst) una struttura atta ad indirizzare in luoghi appropriati i cittadini che necessitino di continuare il percorso di cura dopo il ricovero ospedaliero: non saranno più lasciati soli ma accompagnati presso le strutture più appropriate per loro.

 

Fonti:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2824_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2824_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf

http://www.fnopi.it/archivio_news/attualita/2711/Liste%20attesa%20tabella.jpg

https://www.varesenews.it/2019/08/accordo-regione-sindacati-riorganizzare-la-rete-ospedaliera/843283/