MEDICO DI FAMIGLIA, TRE STRADE PER EVITARE CHE MILIONI DI ITALIANI LO PERDANO

16 Ottobre 2018

Avremo in media 9 mila medici in meno ogni anno nei prossimi 5 anni, e altrettanti ospedalieri. I pretendenti per sostituirli in teoria sarebbero 16 mila, tanti quanti si presentano annualmente al test d’ingresso al corso triennale di medicina generale, ma questo test in passato ha selezionato poco più di mille candidati alla volta, solo quest’anno le borse sono raddoppiate. Così nel paese che ha la classe medica più “anziana" del mondo, il ministro della salute Giulia Grillo parla di giovani medici “usa e getta”. La differenza tra neolaureati e ammessi ai corsi di specializzazione o medicina generale è di 10 mila unità annue, ci sono cioè 10 mila abilitati che non possono fare gli ospedalieri perché non hanno superato il test per la specialità, né i medici di famiglia perché non ammessi al triennio: vivono di contratti precari, sostituzioni, medicina penitenziaria, notti nelle ambulanze. Per loro il ministro pensa a un disegno di legge che li ammetta in sovrannumero al corso di medicina generale, insieme a tutti quelli che hanno ottenuto un punteggio di sufficienza, almeno, nel test d’ingresso al triennio ma non sono stati presi. Entrambe le categorie dovrebbero pagarsi il corso, non sarebbero spesate dalla borsa regionale. I sindacati per ora dicono no. Anche la Federazione degli ordini dei medici. Ci sarebbe il rischio di buttare alle ortiche 25 anni di contenuti talora di eccellenza offerti dai corsi regionali.

Quest’anno il Ministero della Salute e le Regioni per far fronte ai tanti pensionamenti ha allargato il numero degli ammissibili ai corsi triennali regionali di medicina generale, aggiungendo 860 borse di studio alle 1200 già stanziate, ma neanche 2 mila posti bastano a tamponare gli errori di previsione degli anni passati sui fabbisogni. Accanto alla proposta del ministro ci sono altre due ipotesi in gioco. Una l’ha proposta di recente Fimmg con il segretario Silvestro Scotti: trasformare il triennio qualificando i medici del 118-emergenza, convenzionati come quelli di famiglia; molti di essi puntano alla convenzione di assistenza primaria; si potrebbe trasformare il triennio esistente in un anno di emergenza/tronco comune più due di medicina generale, contenendo la durata del corso per diventare medico di famiglia. A opporsi e a chiedere una terza strada sono i giovani e le associazioni europee. Stefano Celotto del Movimento Giovani medici Giotto fa intendere che questo è il momento meno appropriato per ridurre la durata del corso. «Nel triennio il futuro medico di famiglia si forma per lavorare in équipe multidisciplinare, per gestire le cronicità secondo le più recenti linee guida e con attrezzature nuove (ecografo, elettrocardiografo, holter pressorio, spirometro, speculum vaginale, dermatoscopio, otoscopio), per ridurre gli accessi impropri in Ps. È necessario permettere al medico di conoscere nuovi modelli tramite progetti come l’Hippokrates (2-4 settimane di frequenza presso ambulatori di MG in Europa) o FM360 (in tutto il resto del Mondo) partecipare a corsi di perfezionamento e congressi nazionali ed internazionali». In linea è Andrea Moser di Wonca Italia, associazione internazionale dei medici del territorio dove sono rappresentati i paesi in cui la medicina di famiglia è una specializzazione come le altre, con un contratto “ricco” e dura 4-5 annii: «In Europa ora nessun paese propone riduzione o ridimensionamento dei percorsi formativi, ma anzi si propone l’allungamento della durata della formazione avendo osservato la necessità di allargare le competenze». Per di più le Cure Primarie sono in evoluzione, «sono sempre più affidate a team multidisciplinari con risorse della comunità e integrando il settore sociale a quello sanitario» al punto che gli stessi cv pre-laurea sono in fase di ri-definizione. Ma tra l’equipollenza per tutti del Ministro e la specialità chiesta dai giovani la proposta che mette insieme emergenza e medicina di famiglia potrebbe essere una mediazione.

 

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