ARRIVA IL CONTRATTO OSPEDALIERI, ECCO PERCHE POTREBBE PIACERE A CAMICI JUNIOR E SENIOR

29 Luglio 2019

Dopo un vuoto di dieci anni, con la firma della pre-intesa di sindacato che rappresentano i tre quarti dei medici ospedalieri, arriva il contratto pure per la dipendenza medica: l’ultimo aumento in busta paga risaliva al 2010. Nel frattempo, il potere d’acquisto degli stipendi si era eroso per una perdita complessiva di una trentina di miliardi. Per di più, rispetto ad altri professionisti sanitari, i medici dirigenti Ssn partivano con un handicap: quando a fine 2016 il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia si accordò con i sindacati promettendo un aumento di 80 euro al mese per tutta la pubblica amministrazione, lo scatto fu attribuito solo alla dirigenza amministrativa e al comparto– l’area dove sono classificati infermieri e altri professionisti sanitari – ma non ai “camici bianchi”.  Una situazione che ha portato a pensionamenti pre-termine grazie a “quota 100” o addirittura alla scelta di non lavorare nel Servizio sanitario italiano. Tra il 2005 e il 2016, il flusso migratorio di giovani, specialisti e non, è stimato da alcuni osservatori ormai in 10 mila espatri verso paesi dalle sanità più “ricche”. Ora le cose dovrebbero cambiare. Il segretario del maggior sindacato dei medici ospedalieri, Carlo Palermo di Anaao Assomed, sottolinea che il nuovo contratto punta a riavvicinare i medici giovani a una professione che li attraeva meno, soprattutto nelle specialità più dure o bersagliate da ricorsi per presunta malpractice, come Urgenza ed Ortopedia. Per i neo-specialisti, arrivano due misure. Per la prima volta c’è subito un “bonus” da 1500 euro annui sulla retribuzione di posizione, una voce stipendiale accessoria, che diventano 3500 dopo i primi cinque anni di anzianità e 5500 per le generazioni più avanti negli anni. Inoltre, dopo un lustro di servizio arriva l’indennità di esclusività (minimo 2500 euro) che premia la fedeltà di chi svolge la libera professione fuori orario nell’ospedale dove lavora, e si rivolge ora pure a chi ha accumulato i suoi 5 anni con contratti a termine non continuativi.

 

L’aumento medio ottenuto è di 220 euro al mese a testa, considerando sia gli incrementi sulla parte tabellare dello stipendio sia quelli sulla parte variabile. Quest’ultima è costituita dalle posizioni dirigenziali che i medici vanno a ricoprire su strutture complesse (i reparti, in quel caso vanno considerati alla stregua degli ex primari) e strutture semplici, più piccole (ad esempio le unità di Endoscopia ed altre discipline di branca), ma anche da quote che si attingono su tre fondi specifici di tutto il personale ospedaliero: uno per il disagio, uno per il “risultato” ottenuto e un terzo per la posizione. Considerando “disagio” e “posizione” per un attimo come “condizioni umane” anziché come voci stipendiali, un grosso aiuto ai medici non più giovanissimi lo daranno una norma secondo cui si può evitare di fare le notti dopo i 62 anni, e un’altra che porta da 50 a 100 euro la remunerazione per ogni notte lavorata (e a 120 euro nei pronti soccorso). Con una media di 7 notti al mese, un medico in Pronto soccorso potrebbe ritrovarsi in busta paga 840 euro mensili e oltre 10 mila euro annui in più in busta paga: una vera e propria indennità per l’attività disagiata. Ma non è tutto: anche ai medici che sembrano guadagnare di meno da questo contratto qualcosa arriverà: nella retribuzione di posizione, aumenta il peso della parte fissa, quella che si traduce in contributi previdenziali e in trattamento di fine servizio. E si stabiliscono quattro “gradini” per gli incarichi professionali, premiati con un minimo di 5.500-6.500 euro annui fino a un massimo 11.000-12.500 euro annui. Insomma non ci perde nessuno, anche se alcuni sindacati (in testa Cimo Fesmed) non hanno firmato almeno in questa fase l’intesa con l’agenzia pubblica Aran: semplificando all’estremo, temono che, unendosi al Fondo per gli infermieri e a quello dei non medici, il Fondo dei medici negli anni possa perdere peso e valore. Si profilano anche più chance di carriera: ai Direttori di struttura semplice, “apicali intermedi” pagati a parte per la loro responsabilità (l’incarico è quinquennale rinnovabile) si affiancano ora le “altissime professionalità di struttura complessa” o “semplice”. Ha dichiarato Palermo a DoctorNews: «Si amplia il ventaglio per costruire carriere fatte non solo di sacrificio ma anche di gratificazioni».

 

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