UN ITALIANO SU CINQUE RISCHIA COLPO DI SONNO AL VOLANTE, VENTILATORI CPAP VERSO INSERIMENTO A CARICO SSN

03 Luglio 2019

Guidare mentre si dorme provoca ogni anno secondo uno studio promosso da Aci 12.300 incidenti stradali. Ma sarebbe evitabile. Ancor prima di parcheggiare sotto l’Autogrill. I 12 milioni di italiani che soffrono di colpi di sonno hanno almeno per la metà problemi di russamento conclamati: soffrono di apnea notturna, dovuta a una conformazione oro-maxillo-facciale e a cattive abitudini che sono del tutto reversibili. Non serve quasi mai il chirurgo. Basta dormire ben ventilati con un apparecchietto che si chiama CPAP (Continuous Positive Airway Pressure). Naturalmente, serve prima la diagnosi. Meno di 2,5 milioni di italiani sanno di soffrire della patologia. Peggio ancora, la terapia: su cento ipotetici pazienti solo 3-4 arrivano al ventilatore. Colpa di tanta burocrazia, cui si rimedierà facendo rientrare i “device” per la patologia nell’allegato sulle protesi dei livelli essenziali di assistenza. La richiesta fa parte di una risoluzione di cinque deputati della Lega a prima firma dell’Odontoiatra Rossana Boldi presentata in questi giorni in Parlamento dalla stessa Boldi con gli odontoiatri Luca Levrini e Beniamino d’Errico e gli otorinolaringoiatri Michele De Benedetto (Società di Rinologia) ed Antonio Sanna (Ospedale di Pistoia). È il preludio a una legge. Non bastano infatti le linee guida ministeriali del 2014 e del 2016 sull’età evolutiva secondo cui la diagnosi di Obstructive Sleep Apnea Syndrome e patologie consimili passa per monitoraggio video del paziente con ossimetria notturna, controllo cardiorespiratorio ridotto o completo e polisonnografia, esame eseguibile con apparecchio portatile o in laboratori attrezzati. Ad oggi solo la Puglia ha recepito l’intesa sui percorsi diagnostici terapeutici approvata dalla conferenza stato regioni. Risultato: si attende fino a 24 mesi per avere una risposta definitiva. L’accesso alle cure è ancora peggio.

 

Per avere in comodato d’uso gratuito l’apparecchietto CPAP, il paziente deve passare in commissione medico legale Asl e farsi riconoscere l’invalidità civile. Il nostro Paese è l’unico in Europa con tale modalità di erogazione. L’Associazione dei pazienti con apnee notturne Aipas sottolinea poi che è difficile accedere ai dispositivi perché vanno personalizzati, come personalizzati sono i dispositivi odontoiatrici (oral appliances) prescritti dal dentista in alternativa o in parallelo. Ma a Roma in un’Asl, una signora si è sentita dire che a lei non sarebbe stato possibile erogare il ventilatore con mascherina facciale, perché suo marito ne aveva già uno a disposizione. Infine, sui dispositivi pesa un’aliquota Iva del 22%. Il passaggio nei Lea la ridurrebbe. La risoluzione Boldi impegna il governo a promuovere campagne informative sia in età pediatrica che adulta, ad evitare la richiesta dell’invalidità civile, ad attivare in tutta Italia l’intesa Stato-regioni, ad istituire un registro di patologia informatizzato e ad adottare iniziative per adeguare il sistema Drg alle procedure diagnostiche e terapeutiche di patologia. Inoltre, invita a “verificare le criticità causa della mancata applicazione degli indirizzi medico-legali da osservare per l'accertamento dell'idoneità alla guida dei soggetti affetti da disturbi del sonno, o sospettati di essere affetti da tale malattia”. Come denunciano i pazienti, le norme vigenti sul rilascio della patente (Decreto-legge 13 gennaio 2016 e Decreto Ministero Salute 3 febbraio 2016) stanno creando problemi. In molti evitano di denunciare la patologia o cercano scappatoie per scongiurare ritiri, sospensioni o riduzioni temporali dei permessi. Alcune Commissioni e da Medici Monocratici negano la patente anche a quarantenni con apnea ostruttiva lieve, qualche commissario afferma che l’Osas è problema psichiatrico, rimandando il paziente dallo psichiatra. In realtà –emerge dalla presentazione della risoluzione a Montecitorio – la persona affetta da OSAS è sicura nella guida per sé e per gli altri se trattata in modo efficace e nel tempo. Serve la terapia, che si rende accessibile tanto più «quanto più la patologia, come afferma Boldi, sarà riconosciuta come malattia cronica invalidante».

 

Fonti:

https://www.nurse24.it/infermiere/presidio/cpap-nel-preospedaliero.html