CLINICHE PRIVATE VERSO LO SCIOPERO: SPACCATO DI UN SETTORE SEMPRE PIU DI PESO PER GLI ITALIANI

25 Luglio 2019

Non solo il settore pubblico: neanche il privato riesce a portare a casa, in sanità, il contratto dei suoi dipendenti. Dopo l’ennesima mediazione fallita al ministero del Lavoro, si va verso lo sciopero, e il problema non è di poco conto: al privato è affidato ormai quasi un quarto della spesa degli italiani per la salute. Se ne riparlerà negli incontri tra governo e regioni per approdare al Patto per la Salute, incontri che sono stati preceduti, una settimana fa, da una maratona di tre giorni di audizioni di sindacati e associazioni sanitarie al Ministero della Salute. Al centro del Patto è anche la revisione dei convenzionamenti con l’ospedalità privata, argomento a latere del contratto dei dipendenti privati ma che nei tempi andrà ad intrecciarsi con esso. Se per i sanitari dipendenti pubblici il nodo che blocca le intese è stato fin qui la decorrenza degli aumenti (retroattivi al 2018, ma lo scatto più alto ad alcune categorie è stato dato da inizio di quell’anno, agli infermieri da aprile, ai medici verrebbe dato da fine anno), tra le strutture private accreditate con il Servizio sanitario nazionale, 550 riunite nell’associazione Aiop e 250 nelle strutture religiose Aris, e i loro dipendenti di aumenti non si parla proprio.

 

Oltre ad alcune decine di migliaia di medici, sono coinvolti anche 58 mila operatori sanitari tra infermieri, ostetrici ed altri professionisti. A marzo l’Associazione Italiana Ospedalità Privata-Aiop ha chiesto alle regioni di intervenire. I datori di lavoro privati affermano che i tetti di budget e i blocchi delle tariffe imposti dalle giunte regionali negli ultimi anni avrebbero bloccato i ricavi ed eroso eventuali profitti (non tutta l’ospedalità privata è a scopo di lucro). «Il tetto di spesa imposto dal Decreto legge 95 del 2012 nella migliore delle ipotesi cristallizza i budget al 2012 abbattuti di un ulteriore 2%, e in alcuni casi anche al 2007», ha spiegato la presidente Aiop Barbara Cittadini. Aggiungendo che i tariffari variano da regione a regione con un delta anche del 30%, e le tariffe «sono datate e costruite in base a meccanismi che non considerano le reali componenti di costo delle prestazioni». I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, più rappresentati nella dipendenza privata, hanno ricordato come, se per i medici dipendenti Ssn il contratto è scaduto da 10 anni, per loro manca da 12 e non si possono mettere sul piatto “zero euro”. Chiedono però che anche le regioni vengano incontro con stanziamenti, finanziando gli aumenti degli stipendi nel privato “profit” perché – è il ragionamento– comunque le entrate di questo privato dipendono al 90% dagli accreditamenti con il servizio sanitario e dalle tariffe Drg ferme da sette anni e in alcune regioni appunto da 12, malgrado per legge andassero adeguate come minimo ogni 3 anni.

 

A spiegare come il privato, sempre meno pagato dal Servizio sanitario, sia sempre più nevralgico per i singoli pazienti italiani ci pensa indirettamente il rapporto dell’Organizzazione del commercio e dello sviluppo-Ocse. Secondo il report della Banca dati Ocse pubblicato il 2 luglio scorso, benché l’Italia per la salute spenda complessivamente l’8,81% del Prodotto interno lordo, come la media dei Paesi Ocse, rispetto a un abitante medio Ocse ognuno di noi, tra soldi suoi, del Ssn e delle assicurazioni salute e fondi integrativi nel 2018 ha acquistato prestazioni per 3.428 dollari, 500 meno della media. Spesa pubblica sopravvalutata? Forse, è sottovalutato l’impatto della spesa diretta dei cittadini sui redditi. Se è vero che la spesa privata è il 23% della spesa sanitaria totale contro il 29% del resto dei paesi Ocse, è anche vero che ogni italiano di tasca sua in termini di potere d’acquisto ha comprato prestazioni (sia in libera professione nelle strutture pubbliche sia soprattutto nel privato) per un valore medio di 791 dollari, più di un inglese, francese, tedesco. E più che in paesi in cui al privato si destina una quota maggiore di spesa.

 

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