CERTIFICATI, TRA INFORTUNIO E INVALIDITÀ LE REGIONI SPINGONO PER FARLI PAGARE SEMPRE MENO AI PAZIENTI

03 Maggio 2019

Dopo i certificati di malattia e quelli di infortunio le regioni vorrebbero far rientrare in un accordo con i medici di famiglia anche i certificati di invalidità. Ci prova la Lombardia con l’Assessore al Welfare Giulio Gallera: i medici sarebbero pagati con risorse regionali da quantificare. Non è la prima convenzione regionale extra-servizio sanitario per i medici di famiglia; nel Lazio ne fu fatta anni fa una per mettere gratis ai pazienti i certificati sportivi per le attività parascolastiche dei ragazzi. Si arriva al tavolo annunciato da Gallera perché una delibera regionale di un anno fa (28 maggio 2018) afferma che in tutta Italia i certificati di invalidità e per la legge 104 sono coperti dal servizio sanitario e il paziente non deve pagarli.

 

In realtà nessuno lo sapeva, oggi sono libero professionali in tutte le regioni. Ai pazienti costano sui 100 euro a Milano, fra i 30 e i 50 a Napoli, a metà strada a Roma, ci va aggiunta l’Iva perché sono prestazioni volte a ottenere un’altra prestazione. Per Gallera le risorse per offrire certificati gratis agli utenti calmierando le tariffe per i medici ci sono. L’obbligo di certificati gratis per la Regione deriva dal decreto sui livelli essenziali d’assistenza del gennaio 2017. Ma a leggerlo bene all’allegato 1G il decreto non pone a carico Ssn i certificati del medico di famiglia bensì gli esami che servono per accertare l’invalidità e la disabilità prevista per permessi della legge 104 che poi sono valutati dalle commissioni Asl. Lo sottolinea Roberto Carlo Rossi presidente Snami lombardo. Lo stesso allegato del Dpcm Lea mette a carico del Ssn anche i certificati per i riconoscimenti di benefici di legge (contrassegni patente per invalidi); e anche le pratiche di collocamento mirato dei disabili al lavoro, per protesi a invalidi, ed i pareri medico-legali su indennizzi a soggetti danneggiati da trasfusioni, sull’idoneità ad affidamento-adozione minori, sui trapianti da vivente, sulla responsabilità sanitaria nelle unità di gestione del rischio clinico, in medicina necroscopica. I medici temono un’ulteriore limatura della loro libera professione. Tra l’altro sui permessi della 104 l’attività è cresciuta, per l’invecchiamento della popolazione, fino al 15% l’anno. E del resto, i certificati per gli infortuni e la malattia professionale sono appena passati dalla libera professione del medico di famiglia e di pronto soccorso a una convenzione ad hoc con il Ssn. La Finanziaria 2019 fissa in 25 milioni la cifra per pagare medici di famiglia e ospedalieri, ai primi il corrispettivo andrebbe nella quota capitaria, ciascuno sarebbe retribuito in convenzione con la stessa cifra indipendentemente dal numero di certificati fatti. La nuova normativa prevede lo stop definitivo alla vecchia convenzione del 2007 con i mmg che per un massimo di 3 certificati inviati online all’Inail (apertura continuazione e chiusura) erogava al medico 27,5 euro a modello compilato più 5 euro per la spedizione. Ma prevede anche che i medici non possano più farsi pagare il certificato in libera professione.  Il responsabile nazionale Smi Assistenza primaria Gian Massimo Gioria denuncia che con il nuovo meccanismo, se retribuiti ad assistito con i 25 milioni i mmg sarebbero retribuiti 20 centesimi ad assistito, meglio sarebbe per tutti, anche in pronto soccorso, essere retribuiti a prestazione perché con 641 mila certificati al costo totale di 25 milioni ogni pratica varrebbe 39 euro.

 

Ma non c’è pace nemmeno sul fronte dei certificati di malattia. Stavolta il problema riguarda i medici fiscali in convenzione con l’Inps. Medici che ora hanno preso in carico anche le visite ai pubblici dipendenti. Sembrava esserci una svolta dopo anni “magri” (le visite fiscali d’ufficio sono state ridotte dal 2013 e con esse gli stipendi); ma il legislatore ha cercato di introdurre in Finanziaria un concorso per 800 posti in Inps a seguito del quale avrebbero potuto essere tagliati sia parte dei 1000 medici fiscali sia parte dei 1100 medici specialisti delle commissioni di invalidità. Il tentativo è stato stoppato prima nella Finanziaria e poi nel decreto semplificazioni. Ora però il nuovo presidente Inps Pasquale Tridico conferma che comunque l’Istituto ha necessità di assumere 800-900 medici legali perché gli restano solo 450 medici, «per lo più in età avanzata».

 

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